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MONTESQUIEU. Il Tempio di Gnido. Rara edizione stampata in pochissimi esemplari, primo titolo della prestigiosa collezione del conte d’Artois, in un’affascinante rilegatura in marocchino dell’epoca. Parigi, Tipografia di Didot l’Anziano (per conto del conte d’Artois), 1780. In-16, pelle di marocco rosso sangue, dorso liscio decorato con fioroni a compartimenti e titolo in lettere dorate, tripla filettatura dorata con fioroni angolari a cornice sui piatti, fregio dorato sui bordi e sulle scanalature, risguardi e controcopertine in carta marmorizzata blu, tutti i bordi dorati (rilegatura d’epoca). 76 pagine, vignetta del titolo con lo stemma del conte d’Artois, alcune fasce e culi di lampada. Rilegatura sfregata e macchiata, manca il titolo sul dorso, alcune macchie di ruggine ai margini, piccola umidità agli angoli delle prime 10 pagine. Bella e rara edizione facente parte della «Collezione di opere francesi, in versi e in prosa», commissionata dal conte d’Artois e stampata a sue spese in un numero limitato di esemplari, su bella carta vergata, da François-Ambroise Didot il Vecchio. La collana conta 64 titoli, pubblicati tra il 1780 e il 1784; *Le Temple de Gnide* di Montesquieu ne è il primo. Parlando di questa collana, Brunet precisava che «era difficile che la tipografia producesse qualcosa di più grazioso di questi… piccoli volumi, che si collocheranno sempre tra i capolavori di Didot». Quest’opera in prosa dai toni libertini, composta da sette canti di ispirazione mitologica e galante, fu pubblicata per la prima volta senza il nome dell’autore nel 1725, suscitando scandalo e successo. Definita da Montesquieu un «piccolo romanzo», si presenta come la traduzione di un poema greco. Il suo scopo, recita la prefazione, è quello di «dimostrare che siamo felici grazie ai sentimenti del cuore e non ai piaceri dei sensi». Esemplare superbo.
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