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LA FAYETTE Marie Madeleine, Pioche de la Vergne, contessa di [Parigi, 1634 - ibid., 1693], scrittrice francese. Lettera autografa indirizzata a Gilles Ménage «Nel chiostro di Notre-Dame di Parigi». [Vichy]; 20 aprile 1657; 3 pagine e mezzo in-4°. Magnifica lettera in cui Madame de La Fayette esprime un'entusiastica critica letteraria de *L'Oiseleur*, poema di Gilles Ménage a lei dedicato, ribadendo al contempo il proprio affetto per il corrispondente. «Mi è dispiaciuto tantissimo [aver perso] l’ultima posta ordinaria, tanto che non ho potuto dirvi nemmeno una parola sul Bel Oiseleur. Oggi che mi sento un po’ meglio, vi dirò sfacciatamente la mia opinione senza sapere se coincida con la vostra e prenderò le parti di uno dei vostri figli senza aspettare che mi diciate quale amate di più. Non so se tra le due [storie d’amore], quella del giardiniere e quella dell’uccellatore, sia come per la maggior parte delle cose che sono ugualmente belle: di cui la più recente piace di più, ma alla fine sia per la novità che per il merito effettivo. Sarei a favore dell’uccellatore se non mi avesse colpito tanto quanto il giardiniere. Forse l’altro sarebbe più bello, ma poiché il mio nome è in testa a entrambi, anche se credo di avere più simpatia per il giardiniere che per l’uccellatore. Sono tuttavia a favore del cacciatore di uccelli: a mio avviso c’è in lui qualcosa di più ricco e di più nuovo rispetto all’altro. La descrizione di questo amore travestito da uccello mi sembra ammirevole e quelle tracce di [...] che lascia dove passano le sue ali mi danno un’idea che mi incanta. Mi piace molto anche ciò che gli dice quell’amaranto riguardo alla fatica che si prende per catturare prede che lo fuggono, quando potrebbe averne di più belle che non lo fuggono, l’idea di insegnare a parlare a quel pappagallo è davvero carina, e così adatta a un ragazzino che non ha mai avuto altro contatto se non con gli uccelli. Il finale dell’idillio mi sembra ancora del tutto bello, e non mi stupisce che Amarante si commuova così prontamente per ciò che Eurilas le dice, poiché lui le dice le cose più belle e più toccanti del mondo. Se avessi ora «Loiseleur» vi indicherei i versi che mi piacciono di più, ma l’ho prestato al signor de Lorme, un medico che non prende denaro e che si fa pagare in [moneta] di bel spirito. Se tutti gli spiriti raffinati, e voi per primi, non fossero della mia stessa opinione riguardo a Loiseleur e al giardiniere, Ne sarei molto dispiaciuta, ma non cambierei comunque posizione, anche se fossi l’unica a sostenerla, cosa che so bene non accadrà quando rileggo le vostre opere e trovo il mio nome in mille e mille punti. Sono ben convinta che proviate amicizia per me, ma quando penso anche che avete l’ingiustizia di non essere convinti che io ne provi per voi, dubito che mi amiate tanto quanto le apparenze dimostrano. Comunque sia, voglio attenermi alle apparenze: e questo, unito al vostro valore, non deve mai farvi dubitare che io non provi tutta l’amicizia di cui sono capace e che non sia profondamente commossa da tutte le dimostrazioni di stima che mi date ogni giorno.» Si allega una vecchia copia della lettera.
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