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Gabriel von Max Rinuncia Olio su tela. 52,5 x 42,2 cm. Incorniciato con vetro. Firmato in basso a destra: G. v. Max Intitolato in basso a sinistra: Rinuncia. Provenienza Galleria d’arte D.-Heinemann, Monaco di Baviera, 1903. - Da diverse generazioni in una collezione privata tedesca. Mostre Exposition des Beaux-Arts, Galleria d’arte D.-Heinemann, Monaco di Baviera/Nizza 1903, n. 125. Bibliografia Catalogo della mostra Monaco, Nizza 1903: Exposition des Beaux-Arts, D. Heinemann, Monaco di Baviera 1903, n. 125, p. 18, fig. p. [25] Inizialmente il pittore Gabriel von Max si fece conoscere con raffigurazioni di martiri e altre figure femminili tragiche, prima di dedicarsi in seguito all’occultismo, al darwinismo e ai dipinti di scimmie oggi così famosi. È nelle vesti di Ofelia che ci appare la «rinuncia»: con una corona di fiori tra i capelli e lo sguardo malinconico. Nella seconda metà del XIX secolo si registrò un grande interesse letterario e artistico per i temi shakespeariani. Ofelia si trasformò così da figura teatrale puramente illustrativa a icona del dolore dell’anima femminile e proprio di quella «rinuncia» che dà il titolo all’opera. L’opera in questione è quindi caratteristica della «pittura dell’anima» di Gabriel von Max. Già nel 1903 fu esposta a Monaco di Baviera e a Nizza. La modella dai capelli biondo-rossicci, con la pelle delicata e pallida e gli occhi azzurri, ricompare anche nei suoi dipinti «Aurora», «Melancholie» e «Traviata» (cfr. J. Johnen: A Woman Consumed by Emotion, in: S. M. Barutcieff (a cura di): Depicting Emotions in East and Central Europe (1400-1900), Pisa 2024, pp. 131-147).
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