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Onorio Marinari (Firenze, 1627 - 1715) GIUDITTA CON LA TESTA DI OLOFERNE olio su tela, cm 80x65 JUDITH WITH THE HEAD OF HOLOPHERNES oil on canvas, 80x65 cm Il dipinto raffigura Giuditta con la testa di Oloferne , uno dei soggetti più fortunati della pittura italiana del Seicento, tratto dal libro veterotestamentario di Giuditta. L'eroina, dopo essersi introdotta nell'accampamento del generale assiro Oloferne e averne provocato la morte, ne recide la testa per portarla alla propria città, Betulia, liberando così il popolo dall'assedio. Il tema offriva ai pittori del Seicento la possibilità di coniugare il racconto biblico con una forte componente drammatica e con la rappresentazione della bellezza femminile. La figura di Giuditta poteva infatti essere interpretata tanto come eroina vittoriosa quanto come simbolo della Fede e della Virtù che trionfano sul male. Nel dipinto di Onorio Marinari, il soggetto viene ricondotto a una dimensione di particolare eleganza e raffinatezza, lontana dalle interpretazioni più crude e teatralmente violente della pittura caravaggesca. La tensione narrativa dell'episodio è concentrata nella relazione tra la giovane eroina e la testa del generale, mentre l'attenzione dell'artista si rivolge soprattutto alla qualità dell'incarnato, alla resa delle stoffe e alla preziosità dei dettagli. Nato a Firenze nel 1627, Onorio Marinari fu figlio del pittore Sigismondo Marinari e cugino e allievo di Carlo Dolci, del quale raccolse l'eredità artistica insieme ad Agnese Dolci. La sua prima attività fu quindi profondamente legata alla cultura figurativa fiorentina della seconda metà del Seicento e, in particolare, alla raffinata pittura devozionale sviluppata nell'ambiente di Carlo Dolci. Le fonti antiche ricordano tuttavia come Marinari, dopo una prima fase caratterizzata dall'adesione al linguaggio del maestro, abbia progressivamente sviluppato uno stile personale, più grandioso, ideale e pittoricamente mosso. La sua produzione comprende pale d'altare, dipinti devozionali e composizioni di formato più contenuto, nelle quali la lezione di Dolci viene combinata con una maggiore ampiezza compositiva e con una sensibilità per gli effetti luministici e cromatici. La sua attività è documentata soprattutto a Firenze, dove eseguì numerose opere per chiese e committenti privati.
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