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VERLAINE (Paul), 1844-1896. Lettera autografa “P.V.”, [ospedale Bichat], giovedì 6 dicembre 1894, [a Philomène Boudin], 2 pp. in-12 quadrato. Bella lettera di Verlaine, ricoverato all’ospedale Bichat, indirizzata a Philomène Boudin, detta Esther, una delle due compagne che si divisero gli ultimi anni di vita del poeta. Ricoverato da alcuni giorni, Verlaine invita la sua amante a venirlo a trovare e le indica con familiare precisione il percorso da seguire: «Vieni domani, venerdì? Prendi la linea Odéon-Clichy, scendi alla fermata La Fourche e imbocca l’avenue de St Ouen, in fondo alla quale si trova l’ospedale””. Le indica persino la sua stanza, «in fondo alla grande sala Jarjavay», e precisa che occupa «una piccola stanza con due letti». Ha «delle cose da [dirgli], alcune belle e altre divertenti» e spera di essere presto «un po’ più in forma». Le promette inoltre «due cosette per Deschamps», probabile allusione a testi destinati a Léon Deschamps, fondatore e direttore di *La Plume*, rivista alla quale Verlaine collaborava. La lettera si conclude con un resoconto sulle sue condizioni di salute di una semplicità commovente: «»Non sto male, ma non riesco più a dormire. Ho il cuore pesante, lo sai!"" Aspetta Philomène e «la abbraccia di tutto cuore», prima di aggiungere questa raccomandazione in post scriptum, gustosa nel contesto ospedaliero: «Mettiti un cappello, per favore?”” Questa lettera testimonia la relazione tumultuosa che Verlaine intrattenne nei suoi ultimi anni con Philomène Boudin, detta Esther, e, alternativamente, con Eugénie Krantz. Nonostante i loro ripetuti litigi, Philomène rimane allora molto presente accanto al poeta: già il giorno dopo, il 7 dicembre 1894, Verlaine scrive dall’ospedale Bichat al suo editore Léon Vanier per chiedergli di consegnare a «Mme Esther» il premio per i versi che le ha appena inviato.
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