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PROUST (Marcel), 1871-1922. Lettera autografa "Marcel Proust", s.d. [autunno 1905], 15 pp. in-12 su carta con bordino a lutto, [a Gabriel Mourey], con piccolo timbro rosso della collezione di Robert de Montesquiou. Lettera molto bella e commovente scritta nelle settimane successive alla morte di sua madre, Jeanne Proust (il 28 settembre 1905). Ancora devastato dal lutto, Proust confida a Mourey il suo smarrimento assoluto: «»Non ho più alcuna ragione di esistere al mondo””. Evoca l’intimità che lo univa a sua madre, “l’unico essere che vedevo, che amavo”, ma anche gli sconvolgimenti materiali causati dalla sua scomparsa. Il suo patrimonio sta per ridursi notevolmente; sua madre, «ammirevole organizzatrice della vita pratica», gestiva tutto per lui, mentre lui stesso ammette di «non sapere nulla della vita» e di essere «un spendaccione». Pensa quindi di lasciare l’appartamento di famiglia, diventato troppo costoso ma a cui sono legati i ricordi di ogni ora trascorsa con lei. La lettera risponde anche alle preoccupazioni di Gabriel Mourey riguardo alla sua rivista *Les Arts de la Vie*. Nonostante la sua nuova situazione, Proust propone un contributo personale di due o trecento franchi e rinuncia ai diritti d’autore sui frammenti di *Sésame* e *Les Lys*. Spiega invece a lungo perché gli risulti difficile chiedere un aiuto finanziario ai suoi conoscenti: in quanto «giovane» che ha sempre ricevuto le cortesie e i favori del mondo senza essere mai stato in grado di ricambiarli, si sentirebbe in imbarazzo a chiedere oggi il loro sostegno. Ben diverso, sottolinea, è il caso di Robert de Montesquiou, di cui Mourey gli ha parlato proprio come di un possibile sostegno. Proust ha appena ricevuto da lui alcune note riguardanti *Les Arts de la Vie*, che giudica «molto calorose nei vostri confronti, simpatiche e affascinanti». Montesquiou, che «ha più o meno aiutato tutti», può legittimamente rivolgersi agli altri; la sua stessa amicizia è «un dono» che gli conferisce il diritto di mostrarsi esigente. Ricorda i piaceri, le feste e i privilegi di cui il conte ha ricolmato la sua cerchia e sottolinea «la sua situazione unica e universale e [il suo] zelo ammirevole». Proust si difende tuttavia con eleganza dal farsi attribuire un compito per il quale egli stesso ha appena dichiarato la propria incapacità: parla di Montesquiou solo perché Mourey gli ha annunciato il suo sostegno. La lettera si conclude con l’esaurimento di Proust, che deve ancora rispondere alle innumerevoli testimonianze di cordoglio ricevute dalla morte di sua madre. Documento particolarmente toccante sul lutto di Proust, ma anche preziosa testimonianza del ruolo di Robert de Montesquiou come intermediario e animatore della vita letteraria e mondana parigina. Con il relativo certificato di esportazione di bene culturale rilasciato dal Ministero della Cultura.
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