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256 - MONTHERLANT (Henry de), 1895-1972.

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MONTHERLANT (Henry de), 1895-1972. Manoscritto autografo preparatorio intitolato “Su ‘Port-Royal’”, firmato “Henry de Montherlant” [c. 1943]. 15 ff. in-4, abbondantemente corretti e rielaborati, su carta di recupero (sul retro dei quali figurano estratti di testi e articoli dattiloscritti o di lettere a lui indirizzate tra gennaio e maggio 1943). Bozza completa, probabilmente di una conferenza che racconta la sua progressiva scoperta del giansenismo attraverso la tradizione familiare («“Entrai nel giansenismo attraverso la sua caricatura e il Basso Impero”») e le sue letture (in particolare l’opera di Sainte-Beuve). In esso espone la genesi del suo progetto dedicato al giansenismo e a Port-Royal, argomento che lo avrebbe occupato per molti anni. Evoca il proprio rapporto con il giansenismo («“Trovavo anche solitari, rigoristi, dissidenti e una minoranza. Quella era la mia famiglia.””) e ripercorre la lenta maturazione dell’opera, iniziata nell’aprile del 1940, legata alle difficoltà propriamente drammaturgiche della sua impresa: trasformare la storia di Port-Royal in opera teatrale, conciliare l’accuratezza storica con le esigenze della trasposizione drammatica e, soprattutto, rendere teatrale un argomento essenzialmente spirituale. Testimonianza di prim’ordine sulla genesi di Port-Royal, ben anteriore alla pubblicazione definitiva dell’opera nel 1954. Si allega, dello stesso autore: - Lettera autografa «Montherlant», Algeri, 20 marzo 1933. 2 pp. in-f°, con busta, indirizzata a Robert de Saint-Jean alla Revue Hebdomadaire, autore di una cronaca dedicata a *Mors et Vita*, pubblicato da Grasset alla fine del 1932; lo ringrazia per «una delle migliori [cronache] che siano state scritte su questo libro», nonostante alcune riserve, e riconosce che l’ha colto «abbastanza bene». Torna in particolare sul personaggio di Lancelot («Ma come avete fatto a non vedere che ciò che ha spezzato la mia “curva” non è affatto la guerra, bensì quella “grande partenza” del 1925 […] ?””, ovvero la partenza di Montherlant per il Nord Africa e la rottura esistenziale che allora alimentò la sua opera). La lettera assume poi un tono quasi programmatico. Accusato di “denigrare di tanto in tanto ciò [che scrive]”, si difende: “Perché ciò che è permesso a tutti dovrebbe essere vietato solo a me? […] Si deve dire tutto ciò che è. E quando questo ‘ciò che è’ vi è sfavorevole, mi sembra che si abbia piuttosto il merito di dirlo.”” Aggiunge in post scriptum un’interessante correzione letteraria riguardante Keats, di cui ripristina così un verso nella sua traduzione francese, «citato più volte nella Rosa di Sabbia». Con il suo vecchio certificato di esportazione di bene culturale del Ministero della Cultura. - Lettera autografa «Montherlant» a un attore, «Dimanche, 25 quai Voltaire», s.d. [verso il 1946?], 2 pp. in-8: L’attore gli ha fatto una grande impressione: «[…] Lei ha il volto della sensibilità. […] Sembra che lei abbia appena interpretato Tito. Lei è fatto per interpretare i romani. E c’è, attraverso i secoli, una curiosa somiglianza tra il suo volto e quelli dipinti dai pittori italiani del XV e XIV secolo, per cui dovrebbe interpretare anche personaggi del Rinascimento. Ha letto la mia opera teatrale ‘Malatesta’ e le interesserebbe il ruolo di Malatesta?”” - L.A.S. «Montherlant», senza data «domenica» [1945], a Pierre Béarn, 1 p. in-8, con busta. Montherlant chiede a Pierre Béarn di far pubblicare o diffondere «l’eco» che allega alla sua lettera, la quale «servirebbe a un bel libro (che tra l’altro le è stato inviato) e che il suo editore sta affossando». Spera di potergli stringere presto la mano poiché è tornato nella «merda della Città delle Luci» . Con un divertente poscritto: «Conosco una donna che va pazza per lei, a giudicare dal suo ritratto di A. Bilis. Le ho promesso, se si fosse comportata bene, questa foto con le ginocchia nude (che mi ha dato nel 24)."" - L.A.S. «Montherlant», Parigi, 4 ottobre 1939, 1 p. in-4, con intestazione al suo nuovo indirizzo, «25 quai Voltaire», con busta, alla poetessa Claude Chardon, scritta solo poche settimane dopo l’entrata in guerra della Francia. Montherlant la ringrazia per l’invio delle sue poesie e le rivolge un giudizio particolarmente caloroso: «Lei infonde molta vita e intensità a sentimenti che al giorno d’oggi sembrano difficili da esprimere in versi. Non posso dire di essere sempre del tutto d’accordo con esse. Mi piacciono soprattutto *Lampadaires*, *Paysage nocturne*… e apprezzo la fedeltà che lei mantiene verso opere che a me stesso sembrano oggi un po’ del passato. Accetto di cuore la dedica che mi offrite: è un piccolo ponte gettato tra la letteratura e me, sopra l’abisso.” -

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Bibliophilia - Libri e autografi
Tuesday, November 10
11:00 AM
17, rue de la Grange Batelière
75009 Paris, France

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