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Francis Picabia (francese, 1879-1953) Trasparenza, 1932-1933 circa Senza titolo Matita, carboncino e inchiostro su carta. Firmato a matita. Altezza 35,6 Larghezza 30,5 cm. Provenienza: collezione Bénédicte Joannon (1908-1999), Rodano, per successione familiare. Picabia. Trasparenza. Matita, carboncino e inchiostro su carta. c. 1932-1933. Certificato del comitato Picabia in data 23 aprile 2026. LE TRASPARENZE DI PICABIA Le «Transparences» sono alcune delle opere più emblematiche di un artista che si definiva «pittore di ogni genere» e che per tutta la vita si è fatto un punto d’onore di non lasciarsi mai incasellare in uno stile, in un genere, da un gruppo o da un mercante d’arte. Realizzate tra il 1927 e il 1932, le «Transparences» illustrano la rottura di Picabia con il movimento Dada di cui era stato uno dei promotori. Il termine compare per la prima volta in occasione di una mostra alla galleria di Théophile Briant nell’ottobre 1928. La sovrapposizione di diverse immagini che prendono le mosse dalle figure classiche di Botticelli o di Piero della Francesca, ispirandosi alla Bibbia o alla mitologia, unendo l’antichità e l’epoca moderna in un universo onirico, induce Marcel Duchamp ad affermare che esse «esprimono la sensazione della terza dimensione senza l’ausilio della prospettiva». Léonce Rosenberge gli scrive: «Le “Transparences” sono l’unione tra il visibile e l’invisibile. È proprio questa nozione di tempo, unita a quella di spazio, a costituire la dottrina della sua arte. Oltre l’istantaneità, verso l’infinito: questo è il suo ideale.» Alla fine del 1929, mentre inizia a lavorare a *Judith*, Picabia cambia fonte di ispirazione e si immerge nella raccolta fotografica di Peter Landow, *Natur und Kultur: Das Weib, 120 Aufnahmen*, pubblicata a Berlino nel 1925. Queste foto, che riportano nelle didascalie l’origine delle donne raffigurate e le indicazioni del fotografo, affascinano l’artista «che cerca di riprodurre le pose e le illuminazioni teatrali di queste modelle in numerose sue opere» (Francis Picabia, catalogo ragionato, vol. III, Fonds Mercator, p. 59). Picabia, naturalmente, non si accontenta di una riproduzione pedissequa della fotografia, ma la reinterpreta al servizio della propria opera. Giocando con l’androginia delle modelle, una donna svedese dal corpo atletico diventa così un uomo. Qui, la posa della modella a destra della composizione ricorda quella di un’australiana nella tavola 21 di Landow. Scoperto nascosto dietro una tela del Prix de Rome del 1907, Marcel Féguide, questo disegno era conservato nell’eredità di Bénédicte Joannon (1908-1999), melomane e figlia di un industriale e uomo politico della Loira. È stato datato con estrema precisione agli anni 1932-1933 dal comitato Picabia. Si tratta ancora una volta di un periodo di rottura per Picabia: innanzitutto una rottura sentimentale, poiché ha inizio la sua relazione con Olga, che sarà la sua ultima moglie, e infine una rottura artistica con l’affermarsi di una pittura figurativa, che in seguito aprirà le porte alla Pop Art. Aymeric Rouillac e Brice Langlois
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