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Attribuito a Melchor Pérez Holguín (Cochabamba, Bolivia, 1660 - Potosí, 1732) “Sant’Ambrogio, patrono degli apicoltori e della città di Milano” Olio su tela. 100 x 71,5 cm. Commissione destinata alla devozione e al culto in una chiesa con una congregazione, in un convento o in un monastero, oppure per un ricco proprietario terriero e la sua dimora o cappella privata. Una rappresentazione chiara e serena di Sant’Ambrogio, patrono degli apicoltori e della città italiana di Milano, dove ricoprì la carica di vescovo. Nato in Germania (Treviri), morì in età relativamente giovane nel 397. Fu uno dei quattro dottori della Chiesa occidentale, insieme a San Girolamo, Sant’Agostino di Ippona e San Gregorio, raffigurato mentre indossa ricche vesti episcopali e una mitra, mentre riceve l’ispirazione dallo Spirito Santo. A seguito di un attento esame di questo magnifico dipinto e dell’analisi comparativa presentata più avanti in questa scheda del catalogo, riteniamo che debba essere attribuito al pittore indigeno Melchor Pérez Holguín. Tale attribuzione risulta evidente se si considerano le somiglianze tra il nostro santo e due dipinti presenti nella collezione del Phoenix Art Museum: un Sant’Agostino di Ippona e un San Gregorio Magno. Come la figura qui raffigurata, entrambi sono Padri della Chiesa. Tutti e tre i dipinti condividono i volti smunti caratteristici, con guance incavate e ossute, tipici dell’opera di Melchor Pérez Holguín di questo periodo, insieme alla carnagione pallida e grigiastra. Anche gli abiti presentano una somiglianza sorprendente, in particolare il mantello del santo, realizzato in tonalità di rosso e adornato con fiori tipici della regione. A nostro avviso, l’artista trasse ispirazione dalle incisioni giunte dall’Europa nel Nuovo Mondo, come il San Gregorio dipinto da Carlo Saraceni intorno al 1600. L’adattamento di questo soggetto sacro al contesto coloniale della Nuova Spagna è evidente nel dipinto, che mostra chiari segni di sincretismo e reinterpretazione culturale, incorporando elementi dell’iconografia indigena e meticcia. Le caratteristiche più sorprendenti, oltre alla carnagione più scura e ai tratti somatici indigeni di questo Sant’Ambrogio, sono i magnifici elementi decorativi in stile Cuzco, con un’abbondanza di fiori dai colori vivaci destinati a rendere l’immagine più accessibile ai fedeli locali. Questi colori, sapientemente impiegati per creare contrasto e profondità, sono caratteristici delle botteghe di Cuzco. In questo dipinto, al di là della sua esecuzione tecnica, l’iconografia rafforza la sua finalità devozionale attraverso un forte senso di teatralità e impatto visivo. Holguín fu uno dei principali pittori dell’arte barocca meticcia del periodo vicereale e una figura di spicco di quella che divenne nota come la Scuola di Potosí, fiorita tra il 1700 e il 1790. Tra le sue caratteristiche distintive figuravano il tenebrismo e l’influenza di Zurbarán. Holguín realizzò numerose opere per gli ordini francescano e domenicano. Nacque a Cochabamba, in Bolivia, e morì a Potosí. Come sottolinea Suzanne L. Stratton-Pruitt, sebbene Holguín conoscesse certamente la pittura di Cuzco — ampiamente diffusa ed esercitante una notevole influenza stilistica in tutto l’Alto Perù —, la sua opera rimane altamente individuale e in qualche modo distante da quella tradizione. Ciononostante, egli adottò alcuni elementi comunemente presenti nella pittura di Cuzco, come i bordi floreali. Bibliografia di riferimento e fotografica: - BENAVENTE, Teófilo e Alejandro Martínez. Storia dell’arte di Cusco: pittori di Cusco dell’epoca coloniale. Cusco: Municipalità Provinciale di Cusco. 1995. - https://arcav1.uniandes.edu.co/artworks/5468#
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