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La Suite Subastas

31 - Scuola fiamminga. XVI-XVII secolo.

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Scuola fiamminga. XVI-XVII secolo. “Natus ad moriendum” Olio su marmo o pietra. Corredata da una cornice del XX secolo in legno intagliato, dorato, policromato e serigrafato, che richiama l’iconografia raffigurata. 54 x 50 cm. Presenta alcuni difetti. Una magnifica opera su tavola che incarna perfettamente una delle correnti teologiche e artistiche più profonde dell’arte cristiana europea, affermatasi grazie alle stampe fiamminghe e olandesi del XVI e XVII secolo. Questo «Natus ad moriendum», ovvero «Nato per morire», va oltre una visione puramente idilliaca della Natività di Gesù per introdurre la prefigurazione della sua Passione fin dalla culla. La nostra opera è associata alle stampe di Hieronymus Wierix, Hendrik Goltzius e dei fratelli Sadeler, con alcune lievi variazioni e libertà artistiche. Queste stampe divennero un veicolo ideale per diffondere questo messaggio dottrinale, fortemente promosso in seguito al Concilio di Trento come mezzo per contrastare la Riforma protestante. In questo «Natus ad moriendum», la nascita, o Incarnazione, e la morte, o Redenzione, di Cristo sono indissolubilmente unite in un’unica scena. In una camera da letto con pavimento a scacchi e un letto a baldacchino addossato alla parete in fondo a destra, una luce celeste irrompe nella stanza. Tre angeli, che simboleggiano la Trinità, portano una croce e la presentano al Bambino come offerta. Seduto sulle ginocchia della Madre nella posa nota come «Sedes Sapientiae», o Sede della Saggezza, il Bambino apre le braccia per abbracciarla, mentre la Madre si appresta ad allattarlo. Alla sua destra, fungendo da mangiatoia, c’è un cesto quadrato contenente un cuscino e i tessuti che tenevano al caldo il Bambino. Nell’iconografia bizantina della Natività e nell’arte orientale medievale, la culla non è raffigurata come un lettino di legno, ma assume invece la forma precisa di una tomba o di un sarcofago. Questa culla-tomba diventa così parte integrante della teologia della Natività. Il suo significato è chiaro: fin dal primo istante della sua nascita, Cristo assume la carne umana al solo scopo di offrirla in sacrificio. La culla è già l’altare del sacrificio supremo. Allo stesso modo, le fasce che avvolgono strettamente il Bambino Gesù ricordano visivamente i sudari o il lenzuolo funebre in cui verrà deposto dopo la Crocifissione. Gli angeli che scendono recano l’attributo principale della Passione, la Croce, l’elemento centrale e più prominente tra le Arma Christi, ovvero gli Strumenti della Passione. Il gesto sereno del Bambino che si protende verso di essa simboleggia la sua accettazione del tragico destino che lo accompagna fin dall’infanzia. La morte non è un caso nella sua vita, ma una sottomissione volontaria al proprio destino. Da una prospettiva teologica, questa iconografia mette in discussione la separazione delle festività cristiane. Ricorda allo spettatore che il mistero del Natale non può essere dissociato dalla Pasqua. Dio si fa fragile e limitato nelle sembianze di un bambino, non per rimanere nella mangiatoia, ma per acquisire un corpo fisico attraverso il quale possa morire e redimere l’umanità. È la rappresentazione visiva delle parole di Ebrei 10,5: «Tu mi hai preparato un corpo. Ecco, io vengo per fare la tua volontà». Gli sguardi delle figure sono significativi. Gli angeli rivolgono lo sguardo verso la Croce, Maria e il Bambino, coinvolgendoli tutti nella scena mentre discendono dal regno celeste. Il Bambino, che in questa particolare rappresentazione non guarda solitamente verso la Madre, fissa lo sguardo sulla Croce, accettando il proprio destino. La Vergine Maria abbassa lo sguardo verso il proprio seno, con il volto che esprime una profonda malinconia o cogitatio, uno stato di meditazione addolorata, pienamente consapevole della spada che le avrebbe trafitto l’anima. L’attuale cornice intagliata che circonda il dipinto è particolarmente ben scelta. Dorata, policroma e serigrafata, reca l’iscrizione «IESU, TIBI SIT GLORIA, QUI NATUS EST DE VIRGINE», che significa «Gesù, gloria a te, che sei nato dalla Vergine». Questo versetto appartiene alla strofa finale di diversi inni liturgici tradizionali della Chiesa cattolica, tra cui «O Gloriosa Virginum», nonché di inni natalizi e della Liturgia delle Ore, che lodano l’Incarnazione di Cristo. Si tratta senza dubbio di un’opera intima e devozionale di altissima fattura, in grado di soddisfare pienamente le aspettative e di regalare grande piacere a qualsiasi collezionista esigente.

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Auction details

ABBATIALIS. Res Sacra.
Thursday, November 5
07:00 PM
Conde de Salvatierra, 8
08006 Barcelone, Spain

Auction house

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