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Bela Belavary, nudo femminile disteso sotto un lillà in fiore, nudo su un prato verde, 1900 circa Olio su tela, incollato su cartoncino, firmato in basso a destra, 1900 circa; sul retro, resti di un'etichetta di carta blu della ditta viennese Franz Kehle & Co. e iscrizioni a gesso. Nudo femminile disteso a figura intera su un prato verde, con il braccio destro sollevato sopra la testa e proteso verso le pannocchie viola e bianche di un cespuglio di lillà in fiore, la testa con lunghi riccioli castano scuro ribaltati all’indietro. Calde tonalità rosate della carnagione, il prato in vivaci sfumature di verde tratteggiate. Condizioni commisurate all’età, ritocchi, pieghe e segni di pressione con perdita di colore. Immagine 25 x 37,5 cm (h x l), in una cornice dorata con fregio a lancetta, cornice con ammaccature, larghezza della cornice 2 cm. Il nudo femminile disteso all’aria aperta appartiene ai temi pittorici che nel XIX secolo si sono liberati dai legami con i soggetti mitologici e religiosi. Fin dal Rinascimento lo studio del nudo dal modello era servito allo studio dell’anatomia e delle proporzioni negli studi e nelle accademie; nel XIX secolo il termine «nudo» divenne un termine scolastico della pittura ritrattistica e di genere. Con Manet, Renoir e Degas, entrarono nella scena figure in situazioni quotidiane e all’aria aperta, e la combinazione di una figura nuda e di un paesaggio primaverile si inserisce in questa tradizione pittorica en plein air intorno al 1900. Il lillà (Syringa vulgaris) fiorisce da aprile a maggio con tonalità che vanno dal viola bluastro e rossastro fino al bianco; nel 1560 l’inviato imperiale Ogier Ghislain de Busbecq lo portò da Costantinopoli a Vienna e, a partire dalla metà del XIX secolo, le cultivar ibride ne fecero un arbusto da giardino molto diffuso. Descrizione in tedesco Bela Belavary, Nudo femminile disteso sotto un lillà in fiore, Nudo femminile su un prato verde, intorno al 1900 Olio su tela, montato su cartone, firmato in basso a destra, 1900 circa, sul retro resti di un’etichetta adesiva blu della ditta viennese Franz Kehle & Co. e scritte a gesso. Nudo femminile disteso a figura intera su un prato verde, con il braccio destro sollevato sopra la testa e proteso verso le infiorescenze viola e bianche di un cespuglio di lillà in fiore, la testa reclinata all’indietro con lunghi riccioli castano scuro. Carnagione calda e rosata, il prato in vivaci tonalità di verde tratteggiate. Condizioni consone all’età, ritocchi, pieghe e segni di pressione con perdita di colore. Immagine 25 x 37,5 cm (A x L), in cornice dorata con fregio a lancette, cornice ammaccata, larghezza della cornice 2 cm. Il nudo femminile disteso all’aperto è uno dei soggetti pittorici che nel XIX secolo si distaccarono dal legame con i temi mitologici e religiosi. Fin dal Rinascimento, lo studio del nudo dal vero negli atelier e nelle accademie serviva allo studio dell’anatomia e delle proporzioni; nel XIX secolo il concetto di «nudo» divenne un termine scolastico della pittura di ritratto e di genere. Con Manet, Renoir e Degas, l’uomo entrò nell’immagine in situazioni di vita quotidiana e all’aria aperta, e l’unione tra figura nuda e paesaggio primaverile si inserisce in questa tradizione pittorica en plein air intorno al 1900. Il lillà (Syringa vulgaris) fiorisce da aprile a maggio con tonalità che vanno dal blu al rosso-viola fino al bianco; nel 1560 l’ambasciatore imperiale Ogier Ghislain de Busbecq lo portò da Costantinopoli a Vienna e, dalla metà del XIX secolo, le varietà ibride ne hanno fatto un arbusto da giardino molto diffuso.
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