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Claude Viseux (1927-2008) Albero della vita, 1956. Inchiostro e collage su carta, firmato e datato in basso a destra, 65 x 50 cm. Provenienza: > Collezione privata, Gironda Mostre: > Claude Viseux, Collages, 1956-2008 - Abbazia di Beaulieu, Centro d’arte contemporanea, dal 7 giugno al 30 settembre 2009 - la nostra opera è riprodotta a pagina 9 del catalogo della mostra Relazione sulle condizioni: Incorniciata “Il collage esiste per contraddire la realtà. Per far dire alle cose ciò che non vogliono essere.” Claude Viseux Si tratta qui di uno dei primissimi collage di Claude Viseux! Una tecnica cara all’artista e un ponte essenziale per comprendere il legame tra i suoi lavori grafici e la sua scultura. Claude Viseux, l’indomito «Essere un osservatore non basta. Devo cogliere e restituire l’aspetto delle cose sotto un’altra forma per negare meglio il reale.» —Claude Viseux Spesso – troppo frettolosamente – considerato l’autore di un’opera inclassificabile e sconcertante, vi invitiamo a gettare uno sguardo nuovo sui 60 anni di creazione di Claude Viseux. Così, forse vi accorgerete, come scriveva Geviève Bonnefoi nel 1965, «che attraverso ricerche così diverse, si può scoprire nell’opera di Viseux una continuità piuttosto sorprendente, segno indiscutibile della sua personalità e del suo temperamento. È uno di quegli artisti appassionati di tecnica e di conoscenza che tendono verso un’arte totale, l’unica in grado di esprimere le diverse aspirazioni dell’uomo contemporaneo». Attraverso una raccolta di 32 opere che spaziano dalle prime tele del 1949 (lotto 23, L’Accouchement) agli ultimi collage del 2007, vi proponiamo un viaggio – un viaggio di sola andata – nell’opera di un artista senza compromessi. Non sarebbe forse questa la definizione stessa di artista? Dedicare tutta la propria vita alla creazione, seguendo un percorso personale, senza mai tirarsi indietro, spingendosi sempre oltre, rinnovando la tecnica, rimettendo in discussione l’estetica, innovando, mescolando, sconvolgendo lo sguardo… Questo atteggiamento ha sconcertato più di uno, non è sempre stato compreso: passare dalla tela alla scultura, dall’olio al Ripolin, scolpire con le ossa, dipingere con i granchi, assemblare bronzo e metallo, tornare alla tela poi al bronzo e assemblare l’acciaio industriale con saldature spesse… costellare questo percorso, dedicato all’astrazione, di collage che riprendono elementi del reale per formare chimere emerse da acque preistoriche… Vi sentite persi? Eppure l’opera è lì, solida, ben radicata: l’universo marino e biologico si fonde meravigliosamente con quello industriale e entrambi permeano ogni periodo della carriera dell’artista. Claude Viseux nasce e cresce a Champagne-sur-Oise, nella regione parigina. Nel 1946 frequenta i corsi di architettura all’École des Beaux-Arts di Parigi, dove incontra Jean Prouvé e Constantin Brancusi e decide infine di orientarsi verso la pittura. Il successo è quasi immediato: prima mostra alla galleria Vibaud nel 1952; già nel 1955 le sue opere vengono esposte da René Drouin, poi Daniel Cordier lo sceglie – per la sua primissima mostra! – nel 1956. Nel 1957 riceve gli onori di Léo Castelli a New York! A partire dal 1959-1960 realizza le sue prime sculture con oggetti trovati in riva al mare, impronte di pietre e alghe fuse in bronzo; poi arriva l’acciaio industriale tagliato, assemblato e saldato, alla maniera dei suoi amici surrealisti Max Ernst, Man Ray, Henri Michaux… Nel 1972 rappresenta il padiglione francese alla Biennale di Venezia al fianco di Christian Boltanski, Jean le Gac e Gérard Titus-Carmel e vi svela la sua famosa serie degli «Instables». Nello stesso anno installa un’immensa scultura in acciaio inossidabile sospesa nella stazione RER di Auber, a Parigi. Nel 1977, in occasione del suo cinquantesimo compleanno, il Museo d’Arte Moderna della città di Parigi organizza una mostra intitolata «Viseux» da giugno a settembre. Nel corso degli anni ’80 e ’90, moltiplica i viaggi in India, i cui miti e tradizioni si diffondono sottilmente nei suoi disegni e collage, e se ne ritrova l’influenza tradotta nella scultura. Un anno prima della sua scomparsa, mentre risiedeva ad Anglet – sempre il più vicino possibile all’acqua – Claude Viseux continua a realizzare i suoi collage che fondono l’universo marino e le forme industriali (cfr. lotti 54 e 55), inquietanti echi delle «Expériences automatiques du crabe» del 1956 (cfr. lotti 30 e 31) e delle sculture che costellano il suo percorso. Risuonano allora le parole di Geneviève Bonnefoi: «Attraverso ricerche così diverse, si può scoprire nell’opera di Viseux una continuità piuttosto sorprendente, segno indiscutibile della sua personalità e del suo temperamento». L’artista non ha mai ceduto, non ha mai smesso di esistere; spetta a noi continuare a mantenere viva la sua opera unica e incrollabile.
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