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Józef von Brandt (1841 Szczebrzeszyn/Polonia – Radom/Polonia 1915), “Cattura di un cavallo nella Puszta” (Cattura di un cavallo con il lazo). Olio su tela, con reintelaiatura. (1880 circa). Circa 56 x 41 cm. È una scena che ricorda i vecchi film western, in cui i cowboy cercano di catturare e domare un cavallo selvaggio con il lazo: una scena carica di drammaticità, piena di dinamismo e movimento, di polvere e rumore, solo che non si tratta di un fotogramma tratto da un western, bensì di una storia proveniente dall’Europa orientale. I tartari – riconoscibili dal loro caratteristico copricapo, il kalpak – hanno radunato un branco di cavalli selvaggi e hanno catturato con il lazo un cavallo che si impenna. Tre tartari tengono il lazo e si piantano a terra con tutta la loro forza, mentre un altro tartaro cerca di saltare sul cavallo in preda al panico per domarlo. A destra, dei tartari a cavallo che sfrecciano giù dalla collina cercano di separare il cavallo dal branco. Concentrando l’azione in un dettaglio, il dipinto trasmette una dinamica tale da quasi sopraffare lo spettatore – i diversi movimenti contrapposti di uomini e animali creano un campo di tensione pieno di energia e di concentrazione intensa su una piccola collina, in cui lo spettatore deve prima orientarsi. Tutto vibra, è pieno di slancio e sembra quasi di sentire le urla e lo scalpitio degli zoccoli dei cavalli. La composizione dell’immagine, fatta di diagonali e scorci, e l’insolita prospettiva dall’alto rafforzano questo effetto. E poi la pittura, che trasmette l’impressione di questa energia e di questo dinamismo indomiti – applicata con rapidità, eseguita in modo abbozzato fino ai limiti di una dissoluzione delle forme quasi preimpressionista – dà vita a un groviglio scintillante di forme e colori, che nella sua vitalissima espressività è difficilmente superabile. L’autore di questa scena drammatica è il pittore polacco Józef Brandt, uno dei più importanti esponenti della Scuola di Monaco nella seconda metà del XIX secolo. All’inizio degli anni Ottanta del XIX secolo, Brandt si era dedicato in diversi dipinti alla particolare interazione tra uomo e animale – per lo più in quadri in cui cosacchi o tartari cercavano di domare la forza impetuosa dei cavalli selvaggi. La nostra opera, recentemente riemersa e finora sconosciuta, è lo schizzo preparatorio a olio di uno dei dipinti più famosi di Brandt, realizzato nel 1881 e oggi conservato presso la Galleria Nazionale di Leopoli (Lviv), nell’Ucraina occidentale (fig.). Secondo il suo diario, Brandt lavorava al dipinto già dal 1880, per cui si può presumere che il nostro schizzo a olio sia stato realizzato in quell’anno. In esso Brandt raffigura la lotta tra l’uomo e il cavallo, che tradizionalmente incarna la libertà, la vitalità e la forza indomita della natura. È la lotta esistenziale dell’uomo che, con coraggio, abilità e tenacia, vuole sottomettere queste forze elementari. Brandt era famoso proprio per la sua capacità di mettere in scena tali scene in modo così efficace da farle apparire oggi come istantanee cinematografiche. Era giunto a Monaco nel 1863, aveva studiato all’Accademia con Carl Theodor von Piloty e aveva seguito lezioni private presso il pittore di cavalli Franz Adam e l’orientalista Theodor Horschelt. Brandt rimase a Monaco fino alla morte e si dedicò per lo più a temi nostalgici del XVII e XVIII secolo, in cui veniva esaltata la libertà dei cosacchi e dei tartari nelle steppe dell’est della Polonia. Brandt aveva intrapreso numerosi viaggi in questi paesaggi steppici orientali dei Kresy, oggi situati nell’Ucraina occidentale, che nella memoria collettiva della Polonia erano considerati luoghi di libertà. In un’epoca in cui la Polonia era spartita tra Russia, Austria e Prussia e non esisteva come Stato, le drammatiche battaglie a cavallo incarnavano l’immagine ideale di indipendenza e capacità di difesa. Le rivoluzioni europee del 1830 e del 1848 avevano coinvolto anche la Polonia; sebbene fossero state successivamente represse, costituirono comunque la base per una spiccata coscienza nazionale polacca. Per il pubblico, tali dipinti avevano quindi una forte componente patriottica, in cui le rappresentazioni energiche di Brandt e dei suoi colleghi, ispirate al glorioso passato e alla natura selvaggia, fungevano da sfondo per l’identità nazionale e la libertà. Fu il contributo degli artisti allo sviluppo di una pittura nazionale, in cui il richiamo alla Repubblica nobiliare polacca esistente prima della spartizione del 1795 – il cui territorio si estendeva fino ai confini dell’Impero ottomano – rimandava alla creazione di uno Stato nazionale polacco. Nel 1880, quando fu realizzato il nostro dipinto, Brandt era a Monaco di Baviera il leader indiscusso della colonia polacca che si era formata lì nella seconda metà del secolo, composta da intellettuali
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