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Richard Robert Madden: L’Impero turco nei suoi rapporti con il cristianesimo e la civiltà, Londra, 1862 Prima edizione, in quarto, completa in due volumi, rilegatura in pelle d’epoca leggermente consumata, giunture deboli, testo pulito e brillante, nel complesso in ottime condizioni Un’opera imponente che rimane una delle critiche più feroci mai scritte da un occidentale nei confronti dello Stato ottomano. Madden era una figura affascinante: medico, diplomatico e fervente abolizionista che lottò contro la tratta degli schiavi nelle Indie Occidentali. Portò questa stessa visione improntata alla giustizia sociale nel Levante. Dopo aver viaggiato per la prima volta nel Levante negli anni venti del XIX secolo, la sua opera del 1862 rappresenta il culmine di quarant’anni di osservazioni e corrispondenza. Madden era un acceso scettico riguardo alle riforme. Sosteneva che il governo turco fosse incapace di una vera civiltà poiché le sue leggi fondamentali erano incompatibili con il progresso. Madden fu un filelleno per tutta la vita. Descrive con dettagli crudi le sofferenze delle popolazioni greche e cristiane sotto il dominio ottomano, considerando la Rivoluzione del 1821 solo l’inizio di un necessario crollo totale dell’Impero. Attingendo alla sua esperienza di abolizionista della tratta degli schiavi, Madden fornisce una delle poche testimonianze contemporanee incentrata sulla tratta interna degli schiavi a Costantinopoli e nelle province, un argomento che molti altri viaggiatori sorvolavano considerandolo semplicemente pittoresco. Egli sosteneva che la «questione cristiana» fosse in realtà una lotta morale. Riteneva che la sopravvivenza dell’Impero fosse un affronto alla civiltà cristiana d’Europa. Gran parte dei due volumi è dedicata alla storia delle atrocità ottomane, con l’intento di ricordare ai lettori britannici il passato violento dell’Impero.
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