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EDOARDO GELLI (Savona, 1851–Firenze, 1933). “Festa alla taverna”, 1892. Olio su tela. Firmato e datato nell’angolo in alto a sinistra. Dimensioni: 95,5 x 200 cm, 115 x 220 cm (con cornice). L’opera raffigura una vivace festa in un ampio cortile o all’interno di una taverna rustica, ambientata stilisticamente nel XVII secolo. Il punto focale della composizione è la giovane ballerina che suona il tamburello, circondata dalla folla festante, dai musicisti, dai soldati e dai commensali. La scena si distingue per il formato panoramico e per la complessità con cui sono trattati i gruppi di figure. Gelli organizza i personaggi in gruppi interconnessi: a sinistra, gli uomini che brindano attorno a un lungo tavolo; al centro, la danza dinamica; e a destra, il gruppo di musicisti che scandisce il ritmo. Spiccano piccoli dettagli narrativi, come i cani in primo piano e le figure che osservano dal balcone. Gelli dimostra una maestria eccezionale nella rappresentazione anatomica del movimento e nella resa meticolosa dei tessuti (raso, pelle, pizzo) e degli elementi architettonici in legno e pietra. L’uso del chiaroscuro accentua l’atmosfera scenica e teatrale. Si formò all’Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida di Antonio Ciseri. Il collezionista americano d’arte contemporanea James Jackson Jarves lo annoverò tra Francesco Vinea e Tito Conti, altri due pittori di genere specializzati in scene in costume. Nel 1873 espose *San Sebastiano*, seguito nel 1875 da *Un episodio della strage degli innocenti*, entrambe le opere attualmente conservate a Palazzo Mansi a Lucca. Durante i suoi primi anni a Firenze, si dedicò a soggetti storici in costume, come *Carlo I nell’atelier di Van Dyck* e scene della Guerra dei Trent’anni, oltre a scene di genere spesso ambientate nel XVIII secolo o in contesti conventuali. A partire dai primi anni Ottanta del XIX secolo, si dedicò principalmente alla ritrattistica. Tra le sue opere più notevoli figurano i ritratti di Luigi Pisani (1883), Diego Martelli ed Ernesto Bellandi (1884, Galleria degli Uffizi, Firenze). Nel 1886 si recò a Vienna, dove espose al Künstlerhaus ottenendo un notevole successo, che gli valse commissioni dall’imperatore Francesco Giuseppe I e dai membri della corte degli Asburgo. Rimase a Vienna fino al 1888. Nel novembre 1888 fu nominato accademico residente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Dopo il ritorno in Italia, dipinse membri della Casa Savoia, lavorando a Monza e a Roma. Nel 1900, un ritratto della regina Margherita fu inviato all’Esposizione Universale di Parigi. Nella Firenze di fine Ottocento, Gelli divenne ritrattista dell’alta società. Nel suo studio di via Marsilio Ficino, nel 1899 dipinse un grande ritratto della famiglia reale del Siam durante il loro tour europeo; l’opera è oggi esposta nella sala del trono del Grand Palace di Bangkok. Anche il re Rama V gli commissionò un ritratto del principe ereditario e acquistò diversi suoi nudi femminili. Mantenne stretti legami con gli artisti fiorentini contemporanei, tra cui Michele Gordigiani, Stefano Ussi, Vittorio Corcos e lo scultore Domenico Trentacoste. Nel 1911 si ritirò dal mondo dell’arte e si trasferì a Maiano, vicino a Fiesole. Morì a Firenze il 30 marzo 1933 e fu sepolto nel cimitero di Soffiano.
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