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ANTONI CLAVÉ (Barcellona, 1913 – Saint-Tropez, 2005). “Rouge, noir, bleu”, 1960. Olio su tela. Firmato e datato “clavé 60” nell’angolo in basso a destra. Provenienza: Collezione Maurice Garnier, Parigi. Bibliografia: Pierre Seghers, *Clavé*, Ediciones Polígrafa, Barcellona, 1972, n. 139, p. 163 (riprodotto a colori). Registrato nell’Archivio Antoni Clavé con il n. 60HT45. Corredata da un certificato di autenticità firmato da Nathalie Clavé, 2019. In buone condizioni, con sporadiche perdite di pittura sul bordo inferiore. Dimensioni: 150 x 144 cm. Realizzata nel 1960 e di grandi dimensioni, quest’opera segna un momento decisivo nella maturità artistica di Antoni Clavé, quando le figure di re e guerrieri che avevano dominato gran parte della sua produzione alla fine degli anni ’50 cominciarono a dissolversi in un linguaggio visivo sempre più autonomo, dominato dal segno, dalla materia e dal colore. Gli stessi Archivi Antoni Clavé documentano composizioni del 1960 come *Grands guerriers* e *Guerrier au bouclier*, rilevando proprio in quegli anni la progressiva emancipazione della pittura dalla rappresentazione figurativa. Il MACBA colloca questa evoluzione nel contesto della sua transizione verso l’Informalismo e l’astrazione sperimentale. antoni-clave.org In “Rouge, noir, bleu”, Clavé struttura la superficie attraverso un intenso campo carminio che avvolge un’ampia concentrazione centrale di neri e toni terrosi. Tocchi di bianco, blu e ocra irrompono su quest’area scura, insieme a macchie sovrapposte e segni quasi calligrafici che conservano alcune risonanze figurative senza mai definirle appieno. I piccoli accenti blu e bianchi introducono punti di luce e movimento, mentre le masse nere concentrano il peso visivo e conferiscono profondità a una composizione volutamente espansiva. Il titolo stesso sottolinea l’importanza strutturale del colore. Il rosso, il nero e il blu fungono da vera e propria struttura portante del dipinto: il rosso costruisce un campo avvolgente, il nero organizza e densifica lo spazio, mentre i blu interrompono la superficie con brevi e freddi impulsi. Il grande formato esalta questo confronto tra campo cromatico, gesto e materia, collocando l’opera a pieno titolo all’interno della trasformazione che il linguaggio artistico di Clavé subì nei primi anni ’60. Antoni Clavé si formò alla Llotja di Barcellona e, dopo essersi stabilito in Francia nel 1939, sviluppò una carriera di ampio respiro internazionale. Nel 1954 abbandonò definitivamente la scenografia per dedicarsi alla pittura; ricevette il Premio UNESCO per l’incisione alla Biennale di Venezia del 1956 e il Premio Matarazzo per la pittura alla Biennale di San Paolo, e nel 1958 tenne un’importante mostra alla Galerie Creuzevault di Parigi. Il riconoscimento istituzionale raggiunse il culmine con importanti retrospettive a Parigi nel 1978 e con l’ampia presentazione della sua opera al Padiglione spagnolo della Biennale di Venezia del 1984. Le sue opere sono conservate, tra le altre istituzioni, al MACBA e al Museu Nacional d’Art de Catalunya.
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