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MERMOZ Jean L.A.S. «Jean», «Buenos Aires» [10 dicembre 1927], indirizzata ai nonni GILLET; 4 pagine, formato piccolo in-4. Dopo il suo primo volo da Buenos Aires a Rio; sviluppo dell’Aéropostale in Sudamerica. Si rammarica di non aver potuto andare ad abbracciarli prima di imbarcarsi a La Rochelle: «Scali a La Coruña, Porto, Dakar. Mare calmo da Porto in poi. Viaggio un po’ lungo, soprattutto quando i passeggeri non sono numerosi. La maggior parte era scesa a Dakar e l’angoscia per la febbre gialla, che imperversa ancora in Senegal, li aveva resi nevrastenici sin dalla partenza. Ho partecipato al rito di passaggio dell’Equatore, che consiste nel farti capovolgere a testa in giù in una piscina e immergerti tre volte, dopo essere stato ricoperto abbondantemente di colla di pasta. In particolare, all’Equatore fa meno caldo che a Dakar, per esempio. A quanto pare, spesso fa persino freddo. L’arrivo a Rio di notte è stato splendido. È semplicemente una meravigliosa magia da fiaba delle Mille e una notte. Un luogo da sogno, una vegetazione straordinaria, una città superba, insomma un vero paradiso, se non fosse per il caldo soffocante!! Ci sono rimasto cinque giorni e sono sceso qui in aereo. Sono stato assegnato qui come capo pilota dell’aerodromo con 1.360 piastre o pesos al mese, il che mi frutta quasi 14.000 franchi. Inizialmente avevo rifiutato, innanzitutto per via della mia età e poi perché il mio amore per l’aviazione mi impediva di aspirare a un impiego sedentario o quasi, per me che ero abituato a volare molto. Ma ho dovuto cedere, poiché il Direttore Generale delle Operazioni mi ha fatto capire che era mio dovere rendermi utile sia dal punto di vista tecnico che professionale, che avevo molta esperienza aeronautica, che si contava su di me per l’organizzazione della tratta Rio-Buenos Aires dal punto di vista operativo, insomma che mi sarebbe stato affidato il compito di individuare e aprire le rotte interne verso il Cile, il Paraguay e la Patagonia. Di conseguenza, avrò modo di effettuare voli interessanti. Ho chiesto inoltre di poter effettuare personalmente i voli speciali da qui a Rio de Janeiro e, dato che ce ne sono circa due al mese, riuscirò a volare tanto quanto i piloti. Probabilmente effettuerò anche alcuni voli commerciali da Natal a Buenos Aires e in Cile. Insomma, mi aspetta molto lavoro. Per fortuna! Devo occuparmi anche della direzione amministrativa e tecnica dell’aerodromo, nonché dell’assunzione in loco di piloti e meccanici. Un incarico piuttosto impegnativo, come vedete, ma che subordino alla questione dei voli, per me fondamentale. Ho come superiori, in qualità di direttore commerciale, il signor de Siéyès e un direttore operativo argentino, entrambi affascinanti, con i quali esco spesso. Insomma, eccomi di nuovo felice poiché potrò continuare a dare prova di dinamismo. […] Qui è primavera e fa già caldo. Buenos Aires è una città bella e grande che conta quasi due milioni di abitanti. Possiede palazzi di venti piani in stile americano, viali in stile francese, splendidi alberghi tedeschi, cottage inglesi, chiese spagnole, il che la rende una capitale molto argentina, visto che gli argentini stessi non sono altro che prodotti cosmopoliti, con in sé un mix di atavismi che li rendono persone dal carattere particolare, di cui del resto vanno piuttosto fieri!! Inaugureremo ufficialmente la linea internazionale nei primi giorni di gennaio. Potrete quindi ricevere notizie più frequenti, poiché contiamo di compiere il viaggio in 7 giorni e mezzo. Scriverò regolarmente ad ogni partenza della posta. Al momento, le lettere partono a caso con le navi e arrivano quando possono»…. Corrispondenza, n. 130. Provenienza: - Jean Mermoz (1901-1936); - Gabrielle Gillet-Mermoz (1880-1955); - Successivamente tramandata in famiglia per via ereditaria
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