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USANZE del Governo di Peronne, Montdidier e Roye, stabilite e redatte per iscritto, alla presenza dei rappresentanti dei tre Stati di detto Governo, da noi, Christophle de Thou, Cavaliere, Primo Presidente della Corte del Parlamento e Consigliere del Re nel suo Consiglio privato, Barthelemy Faye e Jacques Viole, Consiglieri del suddetto Signore presso la suddetta Corte del Parlamento e Commissari da lui nominati. Parigi, Jehan Dallier, 1569. In-4, rilegatura d’epoca in pelle di vitello fulva, piatti decorati con quattro grandi motivi di forma ovale divisi da intrecci a cassettoni ornati di ferri impreziositi da cera grigio-blu su fondo azzurro, motivi più piccoli decorati nello stesso stile al centro, agli angoli e sui lati, il tutto su uno sfondo a semis di fiorellini dorati, dorso decorato longitudinalmente con motivi dorati a ripetizione, tagli dorati. Collazione: 2 fogli, il primo bianco, il secondo recante uno stemma dipinto; 4 fogli preliminari firmati *4 (titolo, dedica in latino di Adrien Faber al presidente de Thou e ai suoi consiglieri, poesia in latino di Jean Lagnières, privilegio, indice); 70 fogli numerati e firmati A-R4, S2. Prima edizione di queste consuetudini, ristampate in seguito nel *Coutumier de Picardie* (1726). A partire dal 1555, il potere reale intraprese una vasta campagna di riforma del diritto consuetudinario, che da secoli coesisteva a malapena con il diritto romano da un lato e con le giurisdizioni reali e signorili dall’altro. L’obiettivo era quello di razionalizzare e uniformare questo diritto, sia civile che penale, su iniziativa e sotto l’autorità del re, il quale intendeva così rafforzare il proprio potere legislativo in un ambito che fino ad allora gli sfuggiva in parte. Il compito di redigere nuovi testi modificando quelli precedenti fu affidato, in quest’ottica, a commissari reali, con l’incarico di sottoporre successivamente il loro progetto, a nome del re, alle assemblee degli Stati provinciali. Per le città e le province di competenza del Parlamento di Parigi, ovvero circa un terzo del regno, questa missione fu affidata a Christophe de Thou (1508-1582) – padre del famoso storico e bibliofilo Jacques Auguste de Thou – allora presidente di quel Parlamento e che ne sarebbe diventato il Primo presidente nel 1562, a cui fu affidata questa missione. Con l’aiuto dei suoi consiglieri Barthélémy Faye e Jacques Viole, redasse nell’arco di circa 25 anni, fino alla sua morte nel 1582, una ventina di costumi, da quelli di Sens (1555) a quelli di Parigi. L’elevata qualità dei testi redatti da questi giuristi di prim’ordine fece sì che gli Stati li accettassero quasi sempre senza contestazioni. Meno numerose rispetto al passato, le consuetudini si applicheranno d’ora in poi in ambiti più vasti. Una volta acquisita la loro forma definitiva, i testi rimarranno in vigore fino alla fine dell’Ancien Régime. PREZIOSO ESEMPLARE, UNO DEI DUE O TRE CONOSCIUTI IN PELLE DI VELINO (1), REGOLARE E CURA MINUZIOSA, RIVESTITO DA UNA NOTEVOLE RILEGATURA CON RICCHE E ORIGINALISSIME DECORAZIONI DI ISPIRAZIONE ORIENTALE, DI UN TIPO RARO. Su un foglio di pergamena bianca di fronte al frontespizio sono stati dipinti a tutta pagina, in oro e colori, gli stemmi che sono senza dubbio quelli del destinatario. Questo stemma, che si legge «d’azzurro al chevron d’oro accompagnato in capo da due mezzelune d’argento e in punta da tre besanti d’argento», potrebbe essere quello di un membro della famiglia Briois, ramo del Ponthieu. Il titolo è ornato dalle iniziali coronate P, M e R, che rappresentano gli stemmi delle tre città, Péronne, Montdidier e Roye, e dal marchio con la rosa bianca di Jehan Dallier (Silvestre, 308), il tutto dipinto in oro. All’inizio della dedica, fascia miniata (ripetuta all’inizio del Verbale) e splendida iniziale ornata dall’elegante ritratto a busto di un uomo in farsetto nero che soffia in un olifante, circondato da una ricca decorazione floreale dipinta in rosso, verde, rosa e blu su fondo dorato. Grande iniziale miniata con motivi grotteschi all’inizio del testo, ripetuta nel Verbale. Stemma miniato di Carlo IX sul retro dell’ultimo foglio. Rilegatura abilmente restaurata. Piccola traccia di sfregamento sul ritratto (viso dell’uomo). Minime macchie marginali su uno o due fogli. Dalle biblioteche Lucien-Graux (II, 1957, n. 26, aggiudicato a 320.000 franchi) e Gérard de Berny (I, 1958, n. 11, aggiudicato a 250.000 franchi), con ex libris. 1- Van Praet (Vélins de la Bibliothèque du Roi, II, n. 159) descrive l’esemplare della Biblioteca Reale, che è quello di Barthélémy Faye, impreziosito come in questo caso dal suo stemma dipinto in oro e colori all’inizio del volume, e cita anche un esemplare apparso nel 1722 alla vendita della biblioteca Petau (n. 880, senza descrizione della rilegatura né delle condizioni), che potrebbe essere il nostro. Brunet (II, 383) cita solo l’esemplare della Biblioteca Imperiale. Acquistato da Émile Rossignol nel
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