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Boisgirard - Antonini

94 - SEGALEN (VICTOR)

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SEGALEN (VICTOR) Bellissima lettera autografa firmata «Victor Segalen», Brest, 6 novembre 1907, 4 pp. in-8, indirizzata al suo amico Émile Magne, documento di grande interesse per comprendere la genesi estetica dello scrittore. Scritta a Brest, quando Segalen era ancora medico della Marina, testimonia un momento cruciale della sua carriera, alle soglie dell’affermazione del suo pensiero letterario. «Mio caro amico, grazie innanzitutto per le belle parole che mi rivolgi, sia sulla nostra amicizia che sul mio libro. Grazie anche per le critiche, o meglio per la critica fondamentale: è preziosa perché mi costringe a giustificarmi pienamente nei tuoi confronti e nei miei, o almeno a tentare di farlo. / Certo, le mie leggende cosmogoniche della seconda parte sono troppo distaccate e di tono nettamente diverso dal racconto che le incornicia; è un po’ – se non addirittura del tutto – voluto. Non con l’intento di fare didattica etnografica! Che Dio o gli stessi dei Maori mi preservino da ciò, mio caro amico! Ma semplicemente perché desideravo conferire a questa seconda parte la distanza, il carattere solenne, la rigidità un po’ convenzionale dei miti e dei discorsi tramandati. Questo interrompe il dramma e spezza il «corso» della narrazione? Tanto meglio; ho bisogno di guadagnare vent’anni nel tempo e migliaia di leghe sul mare; ho bisogno di separare i due atti, la Vecchia Tahiti e la Nuova Tahiti, con una sorta di intermezzo superfonico in cui l’Anima antica, prima di morire, riapparisse nella sua integrità. Da qui la trasformazione stessa della prosa, che diventa ritmata, carica di ripetizioni e di cadenze volute; come se, a forza di passare attraverso i suoi aspri ricordi, ne conservasse i contorni duri e non levigati. Ecco tutta la mia difesa. / Quanto ai miei «Clinici delle lettere», sono grato del ricordo che ne conservate, ma preferirei piuttosto che li dimenticaste: sono testimoni di un’epoca della mia vita intellettuale in cui ho potuto sognare un’alleanza tra la ricerca scientifica e la letteratura; li respingo quindi, in questo momento in cui non ammetto più alcun compromesso intorno all’opera d’arte, considerata come l’unica esistente, l’unica reale e che si basta interamente a se stessa. / Trascorrerò a Parigi quattro giorni intorno al prossimo 15. Desidero vivamente vedervi, porgere i miei rispettosi omaggi alla signora Magne e riprendere immediatamente le nostre piacevoli chiacchierate di un tempo. Cordialmente vostro […] Un grazie di cuore per l’annuncio riguardante la signora de La Suje[?] e la sua cerchia. Prevedo con certezza un grande piacere.» Segalen risponde qui con notevole lucidità alle osservazioni del suo corrispondente riguardo alla sua opera, molto probabilmente «Les Immémoriaux». In essa difende una scelta stilistica audace, quella di introdurre nel racconto passaggi mitici volutamente ieratici e distaccati dalla narrazione, al fine di restituire la voce delle tradizioni maori. Questa riflessione getta una luce preziosa sulla sua concezione dell’esotismo, non come semplice scenario, ma come tentativo di ricreare un’alterità. Questa lettera rivela inoltre una presa di posizione decisiva: Segalen, attraverso la sua presa di distanza dai «clinici delle lettere», afferma l’esigenza di un’autonomia assoluta dell’opera d’arte. In ciò si può vedere l’emergere di un’estetica esigente che troverà il suo pieno compimento nelle sue opere successive.

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