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Cristo monumentale Stiria, 1490 circa Intagliato in legno di tiglio, resti di pittura policroma Altezza 150 cm Con un saggio del dott. Artur Saliger, già curatore del Museo della Cattedrale e della Diocesi di Vienna nonché curatore capo della Collezione Medievale del Belvedere, Vienna. Questa scultura monumentale del Cristo crocifisso, intagliata in legno di tiglio intorno al 1490, mostra la maestria e la profondità emotiva caratteristiche dell’artigianato di quel periodo e proviene probabilmente dalla Stiria. Sulla figura sono presenti sottili crepe nel legno dovute all’usura del tempo, il che fa supporre che la scultura sia stata collocata per un certo periodo all’aperto. È degno di nota il fatto che la testa sia rimasta pressoché priva di crepe – probabilmente perché la sua forte inclinazione l’ha protetta dagli agenti atmosferici come un ombrello. Secondo il dott. Arthur Saliger, il crocifisso a grandezza naturale raffigura Cristo in un momento post mortem fortemente essenziale e al tempo stesso altamente espressivo. Il corpo pende come un sacco; mancano i piedi e anche le braccia oggi non sono più conservate. Tuttavia, data la posizione delle spalle, si può supporre che originariamente fossero rivolte obliquamente verso l’alto. La scultura è intagliata da un unico blocco di legno massiccio. Il Cristo presenta nel complesso un forte orientamento verticale, ma è animato da una tensione data dalla leggera inclinazione del busto verso sinistra e dalle gambe parallele. È raffigurato in una forma allungata, con un corpo snello e muscoloso che cattura la sofferenza e il sacrificio della crocifissione. Le lunghe gambe della figura sono unite secondo il tradizionale schema a tre chiodi, che sottolinea ulteriormente la verticalità e l’allungamento della figura di Cristo. Particolarmente evidente è la testa, chiaramente inclinata verso sinistra e in avanti. Questa postura conferisce alla figura, nonostante la morte raffigurata, un’insolita vivacità e presenza emotiva. Il dolore precedentemente sofferto sembra essere sfociato in uno stato di silenziosa serenità. Il volto è lavorato con estrema finezza e costituisce il fulcro emotivo della scultura. La fronte molto bombata, le sopracciglia arcuate e gli occhi quasi chiusi trasmettono un’impressione di raccoglimento interiore. Naso, guance e bocca sono armoniosamente coordinati; la bocca leggermente incurvata, a forma di falce di luna, rafforza l’impressione di un’espressione contenuta e serena dopo la sofferenza. I suoi capelli lunghi e folti ricadono in ciocche riccioli finemente scolpite e incorniciano il volto, che porta un’espressione intensa di malinconia ma anche di sollievo, mentre gli occhi socchiusi trasmettono un senso di rassegnata devozione. Queste forme fortemente movimentate sono in consapevole contrasto con la postura tranquilla. Il torace e le gambe sono modellati con precisione anatomica. In particolare la zona del torace presenta una lavorazione superficiale differenziata, che distingue chiaramente le parti del cuore e dei polmoni dall’incavo dello stomaco. La ferita da lancia sul lato destro del torace è dai contorni netti e si staglia efficacemente sulla carnagione altrimenti levigata. Le pieghe del perizonio, disposte in trame complesse e fluide accuratamente intagliate, aderiscono strettamente al corpo. Ciò suggerisce sia il movimento che il peso del tessuto ed è indicativo delle tendenze stilistiche dell’epoca. Simile è l’effetto del perizoma con le sue pieghe affusolate che scendono verso il basso. Nel telo lombare si sono conservati ancora resti della policromia originaria. Questa cura per i dettagli colloca la scultura nello stile tardo-gotico. Caratteristiche centrali della figura sono, oltre ai capelli ricci e folti, le forme eleganti del corpo, una fisionomia del volto modellata con morbidezza e una drappeggiatura dettagliata. L’evidente inclinazione del capo non è solo un espediente espressivo, ma anche un criterio fondamentale per la classificazione storico-artistica della scultura. Secondo il dott. Saliger, questo motivo è già riscontrabile nel cosiddetto Crocifisso di Mühlau, risalente al terzo quarto del XIII secolo, che oggi si trova nella Vecchia Galleria del Joanneum nel castello di Eggenberg e che ha rapidamente dato origine a una serie di opere successive. Il crocifisso qui in esame rappresenta un inconfondibile sviluppo tardo-gotico di questo tipo e, dal punto di vista stilistico, è da collocare nell’ultimo decennio del XV secolo. La somiglianza formale, in particolare nella marcata inclinazione del capo e nella combinazione di serenità e tensione interiore, indica chiaramente una provenienza genuinamente stiriana. L’elevata qualità artistica fa supporre un committente esigente e un intagliatore esperto proveniente da un ambiente di alto livello. È ipotizzabile una destinazione originaria per un’importante fondazione ecclesiastica dell’epoca, ma al momento tale ipotesi può essere avanzata solo con cautela.
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