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Sedes Sapientiae Alvernia? Prima del 1200 Pietra basaltica Il corpo è probabilmente originale, la pietra è stata ritoccata in epoca successiva Altezza 72 cm, larghezza 23,5 cm, profondità 25 cm La scultura romanica francese sviluppò un linguaggio figurativo incisivo, in cui l’armonia plastica, l’ordine chiaro e la stilizzazione espressiva servivano a trasmettere contenuti religiosi. Oltre ai ricchi programmi iconografici presenti sui portali delle chiese e sui capitelli, le immagini plastiche di devozione e di culto rivestivano un’importanza particolare. Tra queste, le Madonne in trono dell’Alvernia occupano un posto di rilievo. La loro postura frontale e la solenne immobilità evocano la dignità senza tempo della Madre di Dio e del suo Bambino. La presente rappresentazione segue il tipo iconografico denominato Sedes Sapientiae, «Trono della Sapienza»: Maria è seduta su un trono e diventa a sua volta il trono vivente di Cristo, inteso come Sapienza divina incarnata. Il Bambino appare già come Figlio di Dio che benedice e insegna. Il libro che tiene in mano rimanda alla Parola divina e sottolinea questo contenuto teologico. Il tipo iconografico conobbe una particolare diffusione nella Francia del XII secolo. Maria e il Bambino seduto sul suo grembo sono completamente avvolti in lunghe vesti. La postura eretta della Madre di Dio e il profilo chiuso conferiscono al gruppo un effetto austero, quasi architettonico. Questo ordine è leggermente ravvivato dalla posizione laterale del Bambino sul ginocchio sinistro di Maria. Mentre entrambe le figure rivolgono lo sguardo in avanti, la mano sinistra della madre, che abbraccia il Bambino per una spalla, crea un legame diretto tra loro. La sua mano destra probabilmente originariamente reggeva un attributo. Merita particolare attenzione il trono dalla struttura elaborata. Lo schienale presenta una struttura che ricorda l’architettura romanica ad arco a tutto sesto. Quattro piccole figure, raffigurate sedute o in ginocchio, costituiscono i pilastri del trono; anche le loro vesti sono caratterizzate da pieghe arrotondate a forma di conca. All’interno della composizione esse fungono da figure portanti e sottolineano l’importanza della Madre di Dio che troneggia sopra di loro. Sarebbe possibile un’ulteriore identificazione come evangelisti o la loro interpretazione come figure protettrici e apotropaiche. Sopra l’abito, Maria indossa un mantello riccamente ornato. Linee a zigzag e file di punti caratterizzano i bordi e richiamano alla mente tessuti preziosamente decorati. Il motivo a forma di uccello che appare sul davanti completa questa decorazione. Un’interpretazione come colomba dello Spirito Santo sarebbe appropriata; tuttavia, potrebbe anche servire semplicemente come ornamento decorativo. Sul retro si notano un segno a forma di croce e, nella zona delle spalle, un motivo a forma di otto che ricorda il simbolo dell’infinito. Lunghe pieghe, quasi parallele, strutturano il corpo e in alcuni punti scendono come scanalature fino alla base, sotto l’orlo della veste si intravedono i piedi. Motivi di pieghe rettilinee e a forma di conca arricchiscono questa composizione lineare. Il velo si fonde visivamente con la veste; da sotto spuntano sulla fronte singole ciocche di capelli. Il viso allungato di Maria è caratterizzato da sopracciglia marcate, grandi occhi a mandorla e sporgenti, un naso dritto e un filtro ben definito. La bocca ampia e serrata e la piccola fossetta sul mento accentuano un’espressione piuttosto severa. Il Bambino Gesù riprende i tratti essenziali della fisionomia materna. I suoi capelli sono suddivisi in ciocche corte e ben distinte l’una dall’altra. La mano destra è sollevata in un gesto di benedizione o di discorso, mentre la sinistra stringe il libro. Un motivo a punti sullo scollo della veste e numerose pieghe conferiscono anche al suo abbigliamento una struttura ornamentale ben definita. Singoli dettagli superficiali sono stati probabilmente ritoccati in epoca successiva. Da ciò va distinta la struttura plastica di base: la composizione compatta, l’atteggiamento ieratico e la stretta unione tra trono, madre e Bambino lasciano supporre un nucleo più antico, forse romanico. La datazione proposta, antecedente al 1200, si riferisce quindi a questo presunto nucleo originario. La delimitazione esatta degli interventi successivi è da riservare a un’analisi della superficie della pietra, delle tracce degli utensili e dello stato di conservazione. Come opere di confronto cronologicamente adeguate si possono citare diverse Madonne in trono provenienti dall’Alvernia. La «Vierge en Majesté», realizzata intorno al 1150 e conservata al Musée du Louvre di Parigi (n. inv. RF 987), rappresenta questo tipo iconografico in una versione realizzata in legno di noce. Un ulteriore punto di riferimento è costituito dalla «Virgin and Child in Majesty» conservata al Metropolitan Museum of Art di New York, risalente al 1175–1200 circa (n. inv. 16.32.194a, b). La sua composizione compatta e la solenne presentazione del Bambino illustrano
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