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Hans Makart 1840 - 1884 Bozzetto per un dipinto da soffitto Olio su cartone 46,5 x 66 cm, con cornice 62,7 x 82 cm Hans Makart non ha sprecato le sue straordinarie capacità solo per enormi tele affollate di figure e per ritratti non meno imponenti. Le ha disseminate anche in forme più piccole, ma per questo ancora più preziose: schizzi, studi o bozzetti. Accanto alla propensione per il grandioso, nella sua pittura è presente una tendenza non meno marcata verso l’intimo. In questo contesto, la scioltezza, anzi la leggerezza dell’esecuzione, è sempre stata percepita come un pregio rispetto al tratto più rigoroso delle opere principali. Uno svantaggio è che in questi formati ridotti, che si potrebbero definire frammenti dell’opera d’arte totale di Makart, nella maggior parte dei casi non è presente alcuna firma – come nel caso del presente piccolo nudo. Se non fosse una caratteristica in definitiva troppo generica, si potrebbe già intravedere nella vista di schiena un indizio della paternità di Makart, poiché egli amava ricorrere alla deviazione dalla «vista frontale», sia nel nudo che nel ritratto, come espediente artistico. Un’altra caratteristica tipicamente makartiana è che l’artista introduce un motivo di movimento persino nella posa classica e tranquilla della sua modella, ovvero l’allungamento del braccio destro, sebbene in realtà esso si protenda verso l’indefinito: la staticità, infatti, non era proprio l’elemento di Makart. Questo motivo si ripete – in modo del tutto spontaneo, ma comunque presente – nei rami dello sfondo vegetale, creando così uno stretto legame tra la figura e la natura circostante. La donna distesa viene così identificata come una creatura della natura, intrecciata al suo ambiente vegetale, che in Makart ha però sempre qualcosa di artificiale. Molto tipica della sua pittura è la tonalità seppia, quasi accogliente e calda, dell’intero spazio pittorico, qui nelle sfumature che vanno dal terreno rossastro al pallore autunnale dello sfondo. Questa atmosfera cromatica omogenea viene «disturbata» solo dal freddo azzurro del cielo che fa irruzione tra i rami, che Makart – come in tante altre opere – utilizza come effetto cromatico drammatico in contrapposizione alla tonalità marrone omogenea. Le curve quasi eccessivamente morbide del nudo potrebbero essere interpretate come un effetto erotizzante, ma anche come indizio della presunta «assenza di ossatura» nella concezione corporea di Makart – un argomento spesso utilizzato contro di lui, che però in questo caso deve cedere il passo, vista la composizione straordinariamente armoniosa. In realtà non c’è nulla in questo quadro che non parli a favore di Makart, ed è quindi fuori dubbio che si tratti di un’opera da lui realizzata; un capolavoro che, nonostante il piccolo formato, presenta un carattere completo in sé stesso, un’opera a sé stante. Per quanto riguarda la datazione, gli anni più probabili sono il 1870/75. Nikolaus Schaffer
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