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Francesco Lorenzi 1723 - 1787, attribuito La grazia di Scipione Olio su tela, duplicato 122,2 x 147,4 cm, con cornice 142 x 169 cm Provenienza: Castello di Laudon, Vienna Francesco Lorenzi è uno dei rappresentanti della pittura veneziana del XVIII secolo. Dopo la sua formazione iniziale a Verona, lavorò nella bottega di Giovanni Battista Tiepolo a Venezia, il cui linguaggio pittorico influenzò profondamente la sua opera. Come pittore di soggetti religiosi e profani, nonché come affreschista, ha trasposto le composizioni dinamiche e la vivace cromaticità del suo maestro in uno stile espressivo proprio e di grande effetto decorativo. Il dipinto attribuito a Lorenzi raffigura un famoso episodio della vita del condottiero romano Publio Cornelio Scipione, il futuro Scipione l’Africano. Dopo la conquista di Nuova Cartagine, l’odierna Cartagena, nel 209 a.C., gli fu condotta una giovane prigioniera. Quando venne a sapere che era fidanzata con il nobile celtiberico Allucio, la restituì a quest’ultimo incolume. Il riscatto offerto dai suoi parenti lo lasciò alla coppia come dono di nozze. La storia, nota come «Magnanimità» o «Astenenza di Scipione», divenne un simbolo di autocontrollo e di esercizio responsabile del potere. In una disposizione piramidale, il gruppo di figure si raduna attorno al condottiero, seduto su una lastra di pietra leggermente rialzata. Il suo elmo decorato con un pennacchio è calato profondamente sulla fronte; la tunica rossa e la sedia pieghevole ne sottolineano la posizione. A destra si trova la giovane donna, il cui mantello è sorretto da un servitore. La sua mano destra riposa in quella sinistra del fidanzato che le sta accanto, il quale tende la mano destra verso il condottiero e ne stringe la mano. Questi legami tra le mani rendono l’unione della coppia il fulcro della scena. Dietro Scipione appare un uomo anziano in una veste dai colori ocra brillante e blu, con un copricapo simile a un turbante. Altre figure con un turbante di stile ottomano e equipaggiamento militare completano il gruppo. A sinistra, un servitore porta un piccolo forziere che, nel contesto della narrazione, può essere interpretato come un riferimento al riscatto offerto. Arco e frecce, caraffe, piatti e vasi sul margine sinistro dell’immagine richiamano al contempo il bottino dell’esercito vittorioso. Sullo sfondo si stagliano soldati a cavallo con elmi adornati di piume e stendardi con drappi blu e bianchi; a destra si apre la vista su una città. Le vivaci tonalità di ocra, blu e rosso creano accenti di grande effetto all’interno della scena ricca di figure. Armature di stile antico e vesti dal design fantasioso si fondono in una rappresentazione storica teatrale, molto apprezzata nella pittura veneziana del XVIII secolo. Il tema offriva sia l’occasione per rappresentare tessuti preziosi e lo splendore militare, sia per trasmettere un ideale morale. Per l’arredamento degli ambienti signorili, la magnanimità di Scipione si prestava particolarmente come esempio di un vincitore la cui vera grandezza si manifesta nel suo autocontrollo e nella sua generosità.
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