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Willem van Aelst 1627 - 1683, attribuito La visita di Cristo nella casa di Maria e Marta Olio su tela 150 x 230 cm, con cornice 156,5 x 235,5 cm Resti di firma in basso a sinistra Perizia del Prof. Emerich Schaffran del 1951 Willem van Aelst è considerato uno dei più importanti pittori olandesi di nature morte del XVII secolo. Nato a Delft e formatosi presso lo zio Evert van Aelst, nel 1643 entrò a far parte della Gilda di San Luca della città. Dopo un soggiorno in Francia, il suo percorso lo condusse in Italia, dove lavorò a Firenze per i Medici. Nel 1656 tornò nei Paesi Bassi e poco dopo si stabilì ad Amsterdam. La sua produzione artistica, di ampio respiro, comprende nature morte con fiori e frutta, nonché raffigurazioni di prede di caccia e oggetti preziosi. Particolarmente apprezzate erano le sue composizioni equilibrate e la sua capacità di riprodurre superfici diverse con grande precisione pittorica. Il dipinto qui presentato, attribuito a van Aelst, unisce una natura morta da cucina riccamente allestita alla visita di Cristo nella casa di Maria e Marta. L’episodio descritto nel Vangelo secondo Luca mette a confronto due diverse forme di dedizione a Cristo: mentre Marta si occupa dell’ospitalità, Maria ascolta le sue parole. Quando Marta chiede che sua sorella la aiuti nel lavoro, Cristo sottolinea il valore particolare dell’ascolto e dell’attenzione spirituale. Nella tradizione iconografica cristiana, la scena può essere interpretata come un contrapposto tra vita attiva e vita contemplativa. Il gruppo di figure occupa la metà sinistra del quadro. Cristo è seduto davanti a un fuoco acceso, vestito con una tunica blu e un mantello rosso, e durante la conversazione alza la mano sinistra. Ai suoi piedi è inginocchiata Maria, con le mani sollevate al petto e le dita intrecciate. Maria è raffigurata di spalle, con il volto visibile solo in un sottile profilo. La sua postura dirige lo sguardo verso Cristo. Dietro di lui si trova Marta, il cui gesto indicativo accompagna la conversazione. Un motivo a colonne con cornicione e una tenda drappeggiata conferiscono alla scena una cornice architettonica di grande effetto. La metà destra dell’immagine è dominata da una ricca composizione di alimenti e recipienti. Grandi piatti blu e bianchi e un cesto di verdure pieno di cavoli e cavoli rapa sono affiancati da uno stinco di maiale, un pezzo di pesce appeso, uccelli selvatici abbattuti e una lepre morta. Davanti al tavolo, tini, una ciotola con un pesce e diverse brocche di ceramica ampliano la rappresentazione in primo piano. Un mazzo di asparagi legato, cetrioli e un cespo di insalata completano l’abbondanza; ostriche aperte giacciono in un grande contenitore simile a un cesto. La varietà delle forme e dei materiali rende le provviste domestiche un tema pittorico a sé stante. Allo stesso tempo, l’abbondanza di cibi può essere ricondotta alla preoccupazione di Marta per l’ospitalità e quindi collegata direttamente alla narrazione biblica. La combinazione di verdure, pesce e selvaggina offre l’occasione per una rappresentazione differenziata della materialità: la ceramica liscia si affianca a forme fogliari irregolari, i gusci lucenti delle ostriche a piume e pelliccia. Questa attenzione all’aspetto materiale delle cose tocca le qualità essenziali dell’arte della natura morta di van Aelst, le cui nature morte di caccia sono diventate famose soprattutto per la loro accurata esecuzione e la perfezione compositiva. Un’altra caratteristica delle sue opere è la tavolozza dai toni freddi di blu, malva e verde, probabilmente influenzata dai suoi soggiorni in Francia e in Italia. Egli diede un importante contributo allo sviluppo della pittura di nature morte grazie alle sue composizioni asimmetriche, le cui dinamiche diagonali animano la struttura dell’immagine. Questo modo di comporre fu ripreso e portato avanti dai suoi successori. Più di sessanta nature morte di caccia conosciute testimoniano l’importanza del tema venatorio all’interno della sua produzione. Un chiaro esempio comparativo del legame tra la preda di caccia e una composizione accurata è offerto dalla natura morta con selvaggina abbattuta del 1661 conservata alla National Gallery of Art di Washington (n. inv. 1982.36.1). Secondo la perizia del prof. Emerich Schaffran del 1951, la parte della natura morta è da considerarsi opera autografa di van Aelst. Schaffran attribuisce invece le figure presumibilmente a un pittore fiorentino con cui van Aelst potrebbe aver collaborato durante il suo periodo creativo in Italia. Secondo questa valutazione, il dipinto andrebbe inteso come una collaborazione in cui la natura morta olandese e la pittura figurativa italiana si fondono in una rappresentazione biblica di grandi dimensioni.
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