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TESTA DI SARCOFAGO ANTROPOIDE GRECO-FENICIO DI DIMENSIONI SUPERIORI A QUELLE NATURALI MEDITERRANEO ORIENTALE, CIRCA METÀ DEL V SECOLO A.C. marmo scolpito, frammento della parte superiore di un sarcofago antropomorfo di dimensioni superiori a quelle naturali, raffigurante una figura femminile con il volto incorniciato da riccioli corti, ampia fronte, occhi a mandorla, naso dritto e labbra modellate con morbidezza; nei capelli sono visibili tracce di pigmento rosso; montato su un supporto realizzato su misura Altezza: 45,8 cm Provenienza: Acquistata da Stanley J. Seeger (1930–2011) presso la Galerie Nefer di Zurigo, Svizzera, il 29 gennaio 1989, per 120.000 dollari; una copia della fattura originale accompagna il lotto. Da allora tramandata per via ereditaria. Le proporzioni di questa scultura la identificano come la testa proveniente dal coperchio di un sarcofago antropomorfo, a testimonianza degli scambi culturali e artistici che caratterizzarono il mondo fenicio durante la metà del I millennio a.C. Le principali città fenicie, tra cui Sidone, Tiro e Biblo, prosperarono grazie al commercio marittimo, collegando il Mediterraneo orientale con l’Egeo, l’Egitto e il più ampio mondo mediterraneo. Le loro reti commerciali facilitarono non solo lo scambio di merci, tra cui legname, metalli, vetro e beni di lusso, ma anche la circolazione di artigiani e, con essi, di tecniche e idee artistiche. Queste variegate influenze erano particolarmente evidenti nella scultura funeraria. Si ritiene che la tradizione dei sarcofagi antropoidi in Fenicia provenga dall’Egitto; il primo esempio locale conosciuto è il sarcofago del re Ahiram di Biblo, risalente al XIII–XII secolo a.C. Tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., diversi re di Sidone furono sepolti in sarcofagi di basalto importati dall’Egitto, che conservavano caratteristiche stilistiche distintamente egizie; infatti, si ritiene che due degli esempi più notevoli, i sarcofagi del re Tabnit e del re Eshmunazar II, risalgano entrambi alla XXVI dinastia egizia e possano essere stati originariamente acquisiti dai Sidoni in seguito alla loro partecipazione alla battaglia di Pelusio nel 525 a.C. Il loro carattere egizio è rafforzato dalla somiglianza con esempi contemporanei, tra cui il sarcofago di Horkhebit proveniente da Saqqara, oggi conservato al Metropolitan Museum of Art. Questi sarcofagi reali ispirarono una tradizione locale di sarcofagi antropomorfi scolpiti in marmo bianco, che assunsero sempre più uno stile fenicio marcatamente ibrido. Realizzate tra il V e il IV secolo a.C., queste opere (di cui l’esemplare in questione è un esempio) combinano la forma di derivazione egizia con le convenzioni scultoree greche. La modellazione dei tratti del viso e la resa degli occhi, in particolare, sono attribuite ad artigiani greci, a testimonianza del carattere cosmopolita della società fenicia e della circolazione delle competenze artistiche in tutto il Mediterraneo. Dalle sue origini a Sidone, la tradizione si diffuse in tutto il mondo fenicio, fino a Cartagine e persino alla penisola iberica, dimostrando come le pratiche funerarie locali si siano evolute attraverso un contatto culturale e commerciale costante. Cfr. Moscati, «Sarcophagi», in The Phoenicians, pp. 292–299. Per esempi simili, si veda: The Metropolitan Museum, New York, numero di inventario 74.51.2452.
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