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MASCHERA EGIZIANA ANTICA IN CARTONAGGIO PERIODO TOLOMEICO, CIRCA II-I SECOLO A.C. pigmento dipinto su cartonnage; il volto bianco presenta occhi a mandorla e grandi iridi nere, con linee cosmetiche che si estendono oltre gli occhi e accentuano le sopracciglia; le orecchie spuntano dalla parte anteriore della parrucca blu scuro; i dettagli dipinti del collare sottostante sono eseguiti in rosso, bianco e verde Altezza: 35 cm Provenienza: Acquistata da Stanley J. Seeger (1930–2011) presso Christie’s, Londra, Antichità, 15 maggio 2002, lotto 613 Da allora tramandata per via ereditaria. Gli antichi egizi credevano che il primo a raggiungere la vita eterna dopo la morte fosse il dio Osiride. In seguito al suo omicidio per mano del fratello Set, il corpo di Osiride fu disperso in tutto l’Egitto. Fu Iside, la devota moglie di Osiride, a viaggiare attraverso il paese, raccogliendo le parti del corpo con l’aiuto degli altri dei, per ricomporre il corpo del marito. Osiride divenne così la prima mummia e la base mitologica delle pratiche di imbalsamazione egizie. È attraverso scene dipinte come questa che possiamo comprendere come il defunto desiderasse essere trasfigurato, raggiungendo la vita eterna proprio come lo stesso Osiride. Ciò è ulteriormente sottolineato dall’uso della pittura bianca sul volto, che riflette un cambiamento nelle convenzioni artistiche funerarie durante i periodi tolemaico e romano, quando la precedente preferenza per i volti dorati lasciò sempre più spazio a esempi dipinti di bianco. Mentre l’oro rappresentava la carne incorruttibile degli dei, il bianco era a sua volta associato alla purezza, alla sacralità e allo splendore divino. Il suo aspetto luminoso poteva quindi evocare la natura soprannaturale degli dei, consentendo al defunto di essere rappresentato come un essere divino. Pertanto, l’uso del bianco su una maschera come questa non era semplicemente una scelta estetica, ma contribuiva a esprimere la trasformazione del defunto in un essere immortale nella speranza della vita eterna.
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