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SFERA DI PIETRA DEL NEOLITICO SCOZZESE SCOZIA NORD-ORIENTALE, NEOLITICO, 3200 - 2600 a.C. circa granito rosa scolpito a forma di petrosfera e decorato con otto protuberanze in rilievo, quattro grandi e quattro piccole, distribuite uniformemente sulla superficie per creare una forma equilibrata 7,4 cm di larghezza, 503 g Provenienza: Ritrovata nell’Aberdeenshire, nel nord-est della Scozia, negli anni ’90 e successivamente conservata in una collezione privata. Accompagnata da un certificato che ne esclude la titolarità da parte della Corona, rilasciato con il numero di riferimento TTNC2026/0494 della Treasure Trove Scotland. Per un altro esemplare anch’esso scolpito in granito rosso-rosato, si veda il pezzo conservato presso l’Hunterian Museum di Glasgow. Sebbene il granito fosse comunemente utilizzato per le sfere di pietra scolpite scozzesi, il granito rosso-rosato sembra essere stata una scelta relativamente rara. È tuttavia degno di nota il fatto che la più antica sfera di pietra scolpita scozzese entrata a far parte di una collezione museale fosse proprio scolpita in granito rosa, entrata all’Hunterian come parte del lascito fondativo del 1783 dell’antiquario dottor William Hunter. La sfera di pietra scolpita è un’icona della preistoria scozzese, notevole per la sua precisione geometrica e per il mistero che da sempre avvolge il suo scopo. Scolpite tra i quattro mila e mezzo e i cinquemila anni fa, se ne conoscono più di cinquecento esemplari, la stragrande maggioranza dei quali è stata scoperta nel nord-est della Scozia, sebbene ne siano state rinvenute anche in luoghi più lontani come le Orcadi, l’Irlanda e l’Inghilterra settentrionale. Realizzate con una varietà di pietre, le loro forme e decorazioni variano notevolmente; tuttavia, ogni sfera è stata modellata con grande cura, con la superficie trasformata in una disposizione precisa di protuberanze in rilievo, spesso di dimensioni alternate per creare un suggestivo motivo geometrico. Questa cura e la decorazione elaborata suggeriscono che fossero apprezzate per ragioni che andavano oltre qualsiasi ovvio uso pratico. La loro funzione rimane incerta. Spiegazioni più pratiche hanno suggerito che fungessero da teste di mazza o da elaborate pietre da fionda. Altri invece hanno ipotizzato che potessero essere servite da oracoli, da ausili tattili per la memoria attraverso i quali le storie orali venivano ricordate e tramandate in una società pre-alfabetizzata, oppure da “gettoni” che conferivano a chi li possedeva il diritto di parola durante le riunioni comunitarie. Ulteriori prove della loro possibile importanza rituale provengono dal Ness of Brodgar nelle Orcadi, dove una sfera di pietra scolpita fu deliberatamente collocata sotto un muro durante la costruzione, suggerendo che questi oggetti avessero un significato apotropaico, offrendo protezione all’edificio e ai suoi occupanti. Qualunque fosse il loro scopo originario, il semplice fatto che la loro scultura richiedesse tempo e abilità considerevoli ne conferma il prestigio. Esistono prove significative del fatto che questi oggetti, indipendentemente dalla loro funzione, venissero tramandati di generazione in generazione, acquisendo senza dubbio ulteriore significato man mano che si intrecciavano con storie, tradizioni e credenze. Le persone e le società che scolpivano queste pietre erano profondamente legate ai materiali con cui erano realizzati gli oggetti e ai luoghi da cui provenivano. L’avvento dell’agricoltura aveva determinato una nuova esistenza materiale, poiché la coltivazione delle piante e l’allevamento di animali domestici legavano le persone ai luoghi in modi nuovi, mentre i monumenti su larga scala trasformavano la loro esperienza del paesaggio e del luogo. I siti monumentali potrebbero anche aver fornito contesti in cui osservare i movimenti del sole e il susseguirsi delle stagioni, aiutando le comunità a comprendere i cicli del mondo naturale da cui dipendeva la loro vita agricola. Ciò ha inoltre determinato una rivoluzione nei tipi di oggetti che le persone realizzavano, trasportavano e apprezzavano. Alcune pietre potrebbero essere state considerate più che semplici materie prime, in quanto dotate di qualità che le distinguevano dal mondo ordinario. In tutta la Gran Bretagna neolitica, materiali particolari sembrano essere stati ricercati, scambiati e depositati in modi che suggeriscono che avessero significati che andavano oltre la loro utilità quotidiana. Le asce di pietra ricavate dal tufo di Langdale, ad esempio, venivano trasportate per distanze considerevoli dalla loro fonte nel Lake District, raggiungendo comunità in tutta la Gran Bretagna e l’Irlanda, con alcuni esemplari rinvenuti anche nell’Europa continentale. La scelta del materiale potrebbe quindi essere stata importante quanto l’oggetto stesso, con pietre particolari apprezzate per la loro rarità, l’aspetto, il luogo di origine o le qualità percepite. In questo contesto, la sfera di pietra scolpita può essere intesa non semplicemente come un esempio di abilità artigianale, ma come un oggetto il cui significato potrebbe essere stato indissolubilmente legato alle proprietà naturali della pietra da cui è stata ricavata. In questo contesto, il granito rosa da cui è stato scolpito il presente esemplare assume una dimensione interessante. La sua superficie è punteggiata di quarzo, che riflette la luce e crea un delicato luccichio quando l’oggetto viene ruotato. Per un osservatore del Neolitico, questa caratteristica poteva rappresentare ben più di un semplice elemento estetico. La pietra sembra possedere una vita propria, mutando sottilmente aspetto mentre si muove tra luce e ombra. Il suo colore e la sua lucentezza la distinguono da un pezzo ordinario
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