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DEAN SAMESHIMA (Torrance, California, 1971). “Senza titolo (Well Hung)”, 2003. Fotografia, stampa Fuji-Flex. Copia 1/3, da un’edizione di 3 + 1 A.P. Reca sul retro un’etichetta di Peres Projects, con l’identificazione dell’opera e la numerazione. Corredata da un certificato di autenticità rilasciato da Peres Projects, Berlino, firmato da Javier Peres e datato 9 settembre 2016. Bibliografia di riferimento per la serie: Emily Pethick, “Critic’s Pick”, Artforum.com, aprile 2004; BUTT Magazine, “Deaf Dude”, primavera 2004. Entrambi i riferimenti figurano nella bibliografia ufficiale dell’artista. Dimensioni: 31 x 24,5 cm (immagine); 53,5 x 47 cm (cornice). Datata 2003, “Untitled (Well Hung)” fa parte di *Deaf Dude*, una delle prime serie più rappresentative di Dean Sameshima e un chiaro precursore della sua successiva esplorazione dell’archiviazione, del desiderio e della cultura queer. La serie comprende diciassette immagini rifotografate da una rivista pornografica degli anni ’80, in cui un modello — presumibilmente sordo — esprime vari termini sessualmente espliciti attraverso il linguaggio dei segni. Mantenendo visibile l’impaginazione meccanica della pubblicazione originale, Sameshima mette in evidenza la natura appropriata dell’immagine e trasforma materiale effimero in un oggetto fotografico e in un documento culturale. In *Untitled (Well Hung)*, la corrispondenza tra il gesto della mano e il titolo rende particolarmente evidente il rapporto tra corpo e linguaggio — che struttura la serie. La fotografia non si limita quindi a riprodurre un’immagine erotica, ma sottolinea piuttosto i codici attraverso i quali il desiderio viene nominato, comunicato e diffuso. Questo interesse nel recuperare e ricontestualizzare immagini provenienti da pubblicazioni emarginate e sottoculture rimane uno dei pilastri centrali della pratica artistica di Sameshima. A partire dagli anni ’90, Dean Sameshima ha sviluppato una pratica incentrata sulla fotografia, l’archiviazione e la memoria della cultura queer. Nel 2024 ha partecipato alla 60ª Biennale di Venezia, curata da Adriano Pedrosa. Le sue opere fanno parte delle collezioni di istituzioni quali il Getty Museum, l’Hammer Museum, il LACMA, il MOCA di Los Angeles e il Museu de Arte de São Paulo (MASP). Vive e lavora a Berlino.
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