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DEAN SAMESHIMA (Torrance, California, 1971). “Senza titolo (Erezione)”, 2003. Fotografia, stampa Fuji-Flex. Copia 1/3, da un’edizione di 3 + 1 A.P. Reca sul retro un’etichetta di Peres Projects, con l’identificazione dell’opera e la numerazione. Corredata da un certificato di autenticità rilasciato da Peres Projects, Berlino, firmato da Javier Peres e datato 9 settembre 2016. Bibliografia di riferimento: C. Kraus, J. Tumlir e J. McFadden, *LA Artland. Contemporary Art from Los Angeles*, Londra, 2005, p. 131 (riprodotta un’altra copia dell’edizione). Dimensioni: 31 x 24,5 cm (immagine); 53,5 x 47 cm (cornice). Datata 2003, “Untitled (Erection)” appartiene a uno dei primi cicli di opere più riconoscibili di Dean Sameshima, sviluppato attraverso la riappropriazione di immagini tratte da pubblicazioni legate alla cultura gay. È direttamente collegata a *Deaf Dude*, una serie dello stesso anno composta da diciassette rifotografie tratte da una rivista pornografica degli anni ’80, in cui un modello — presumibilmente sordo — comunica vari termini sessualmente espliciti attraverso il linguaggio dei segni. La griglia di stampa dell’originale rimane volutamente visibile, sottolineando sia l’origine editoriale dell’immagine sia il processo di appropriazione che definisce l’opera. In questa fotografia, il rapporto tra i gesti delle mani, il corpo e il titolo trasforma l’immagine in una sorta di segno visivo, spostandola dal suo contesto originale verso una riflessione sui codici attraverso i quali il desiderio viene rappresentato e trasmesso. Questa attenzione ai materiali stampati, ai linguaggi codificati e agli archivi della cultura queer costituisce un filo conduttore fondamentale nella carriera successiva di Sameshima. L’interesse documentario di questa serie del 2003 è rafforzato dalla sua precoce diffusione: «Deaf Dude» è apparso su BUTT Magazine nel 2004 ed è stato recensito da Emily Pethick su Artforum nello stesso anno. A partire dagli anni ’90, Dean Sameshima ha sviluppato una pratica incentrata sulla fotografia, l’archiviazione e la memoria di spazi, pubblicazioni e codici legati alla cultura queer. Nel 2024 ha partecipato alla 60ª Biennale di Venezia, curata da Adriano Pedrosa. Le sue opere fanno parte delle collezioni di istituzioni quali il Getty Museum, l’Hammer Museum, il LACMA, il MOCA di Los Angeles e il Museu de Arte de São Paulo (MASP). Vive e lavora a Berlino.
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