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JOSÉ GURVICH (Jieznas, Lituania, 1927–New York, 1974). “Natura morta: piano, colore e linea”, 1949 circa. Tempera su carta. Corredato da un certificato rilasciato dalla Fondazione Gurvich. Firmato nell’angolo in basso a destra. Dimensioni: 19 x 26 cm; 38 x 46 cm (cornice). Questo dipinto di Gurvich riflette l’evoluzione del suo lavoro verso uno stile costruttivo. Sotto l’influenza di Joaquín Torres-García, l’artista intraprese una ricerca di sintesi tra figura, oggetto e struttura, allontanandosi dalla rappresentazione naturalistica; infatti, quest’opera presenta somiglianze con il dipinto di Torres-García intitolato «Composizione costruttiva» (1946), attualmente conservato nella collezione del Museo Nazionale delle Belle Arti dell’Argentina (n. inv. 10689). La scelta del genere della natura morta è particolarmente rivelatrice. Anziché presentare gli oggetti da una prospettiva naturalistica, Gurvich li sottopone a un processo di sintesi formale, trasformandoli in piani, linee e campi cromatici che si integrano in una struttura compositiva. L’oggetto cessa così di essere semplicemente ciò che viene rappresentato e diventa un elemento plastico all’interno di un’organizzazione più ampia. Lo stesso titolo, “Piano, Colore e Linea”, è particolarmente eloquente a questo proposito, poiché mette in evidenza le componenti elementari del linguaggio pittorico impiegato dall’artista. Figura chiave del Laboratorio di Torres García e dell’arte uruguaiana del XX secolo, José Gurvich è stato un pittore, muralista e ceramista che ha sviluppato un proprio linguaggio artistico profondamente radicato nei principi dell’Universalismo Costruttivo. Membro di spicco dell’Asociación de Arte Constructivo, fu uno dei discepoli più vicini a Joaquín Torres García, la cui influenza si rivelò decisiva durante i primi anni della sua carriera. A partire dalla metà degli anni ’50, intraprese diversi viaggi in Europa, dove entrò in contatto con i grandi maestri della pittura ed espose le sue opere in città come Roma. Nel 1955, durante il suo soggiorno nel kibbutz di Ramot Menashe in Israele, la riscoperta delle sue radici ebraiche introdusse nuovi riferimenti simbolici e culturali nella sua opera. Dopo il ritorno a Montevideo nel 1966, sviluppò un linguaggio artistico sempre più personale e divenne intensamente attivo nel campo della ceramica. Nel 1967 presentò oltre duecento opere presso la Commissione Nazionale delle Belle Arti e, nel 1973, espose al Museo Ebraico di New York. Dopo la sua morte, la sua opera è stata oggetto di numerose mostre internazionali, consolidando il suo status di figura chiave nell’arte latinoamericana del XX secolo. In allegato troverete un certificato rilasciato dalla Fondazione Gurvich.
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