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56 - CHICO DA SILVA (Brasile, 1910 circa–1985).

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CHICO DA SILVA (Brasile, 1910 circa–1985). Senza titolo, 1971. Guazzo su tela. Firmato e datato nell’angolo in basso a sinistra. Dimensioni: 68 x 50 cm; 52 x 71 cm (con cornice). L’opera qui presentata è un magnifico esempio dell’immaginario visivo di Chico da Silva, che riunisce alcuni degli elementi più caratteristici della sua opera: una creatura fantastica ispirata alla fauna amazzonica, una vivace ricchezza cromatica e un complesso motivo decorativo costruito attraverso motivi ripetitivi e delicati intrecci lineari. L’importanza di quest’opera è particolarmente rilevante alla luce della recente mostra *Chico da Silva: And the Soul is for the Birds*, tenutasi a Nottingham da giugno a settembre. La mostra ha offerto una panoramica completa della sua carriera e ha contribuito a rafforzare il riconoscimento internazionale della sua eredità artistica, mettendo in luce la straordinaria originalità di un corpus di opere che continua a catturare l’interesse di istituzioni, collezionisti e storici dell’arte. Il progetto espositivo ha messo in luce proprio quegli aspetti che rendono Chico da Silva una figura unica: la fusione tra natura, immaginazione e spiritualità, nonché la sua capacità di trasformare i riferimenti locali in un linguaggio visivo di portata universale. La composizione raffigura una creatura fantastica la cui anatomia si dispiega attraverso un’esuberante combinazione di colori e motivi decorativi. Lo sfondo scuro intensifica il contrasto cromatico e accentua la presenza monumentale della figura principale e della vegetazione stilizzata che la circonda. Come in molte delle sue opere più iconiche, la scena si svolge in uno spazio ambiguo in cui i confini tra l’osservazione della natura e l’invenzione fantastica si confondono, creando un’atmosfera carica di mistero e vitalità. L’iconografia di Chico da Silva attinge alle tradizioni orali e all’ambiente naturale del Brasile settentrionale. Uccelli, pesci, rettili e creature immaginarie sono protagonisti di composizioni che interpretano visivamente racconti popolari, mitologie regionali e visioni personali dell’artista. I draghi e gli esseri ibridi che compaiono frequentemente nelle sue opere non derivano da modelli accademici, ma piuttosto da un’immaginazione profondamente originale che trova nella natura una fonte inesauribile di ispirazione. L’intensità cromatica, la precisione del disegno e la straordinaria ricchezza ornamentale delle sue superfici sono tra le caratteristiche più distintive del suo stile. Scoperto negli anni ’40 dal critico e artista svizzero Jean-Pierre Chabloz, che riconobbe il valore unico dei disegni da lui realizzati sulle pareti di Fortaleza, Chico da Silva sviluppò una carriera artistica eccezionale che ottenne un ampio riconoscimento internazionale. Tra le principali mostre a cui ha partecipato figurano “Francisco da Silva” alla Galerie Pour L’Art di Losanna (1950), “Mostra di arte primitiva e moderna” al Musée d’Ethnographie di Neuchâtel (1956), «8 pittori naïf brasiliani» alla Galerie Jacques Massol di Parigi (1965), la IX Biennale di San Paolo (1967) e «Tradizione e rottura: sintesi dell’arte e della cultura brasiliana» alla Fundação Bienal de São Paulo (1984). Ha inoltre ricevuto una menzione d’onore alla 33ª Biennale di Venezia nel 1966, consolidando la sua posizione come una delle figure più significative dell’arte brasiliana del XX secolo. La recente mostra a Nottingham conferma la perenne rilevanza della sua eredità artistica e il crescente apprezzamento della critica per un corpus di opere che continua ad affascinare per l’originalità del suo linguaggio figurativo e la forza del suo universo visivo.

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26 novembre - Arte contemporanea
giovedì 26 novembre
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