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ANTONI TÀPIES (Barcellona, 1923–2012). “Pissarra”, 1972. Incisione su carborundum. Numero 58/75. Opera riprodotta in Mariuccia Galfetti, «Tapies, obra gráfica 1947–1972», Ed. Gustavo Gili, Barcellona, n. 287, p. 177. Firmata e datata a mano. Dimensioni: 58 x 76 cm. In *Pissarra*, realizzata nel 1972, Antoni Tàpies trasforma una superficie apparentemente ordinaria in uno spazio ricco di segni, simboli e materia. Il titolo stesso — «pissarra», che in catalano significa «lavagna» — è significativo: l’opera può essere intesa come una superficie destinata a essere segnata, scritta e cancellata, ma che conserva sempre le tracce di ciò che vi è accaduto. La composizione si articola attorno a una superficie densa e scura, attraversata da segni e gesti che sembrano emergere dal materiale stesso. Tàpies non utilizza questi elementi come scrittura convenzionale, ma piuttosto come segni aperti, la cui funzione è sia visiva che fisica. Realizzata in un momento cruciale della carriera dell’artista, *Pissarra* racchiude alcune delle caratteristiche essenziali del suo linguaggio artistico degli anni ’70: l’austerità cromatica, l’importanza della matericità, l’integrazione del segno e il desiderio di avvicinare l’opera grafica alla presenza fisica della pittura e della parete. Tàpies iniziò a disegnare e a dipingere in giovanissima età e, negli anni ’40, entrò in contatto con l’avanguardia europea e il pensiero contemporaneo. Nel 1948 fu uno dei fondatori del gruppo Dau al Set. Nel corso della sua carriera ha esposto in tutto il mondo, in gallerie e musei di spicco come il Guggenheim di New York e il Museo d’Arte Moderna di Parigi. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano il Premio Principe delle Asturie, il Praemium Imperiale della Japan Art Association, il Premio Nazionale della Cultura, il Grand Prix de la Peinture in Francia e altri ancora; gli sono state dedicate mostre retrospettive a Tokyo, New York, Roma, Amsterdam, Madrid, Venezia, Milano, Vienna e Bruxelles. Le sue opere sono presenti nei principali musei nazionali e internazionali, quali la fondazione che porta il suo nome a Barcellona, il Reina Sofía di Madrid, i musei Guggenheim di Berlino, Bilbao e New York, il Museo d’Arte di Fukuoka in Giappone, il MoMA di New York e la Tate Gallery di Londra. Opera riprodotta in Mariuccia Galfetti, «Tàpies, Opere grafiche 1947–1972», a cura di Gustavo Gili, Barcellona, n. 287, p. 177.
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