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GUILLERMO PÉREZ VILLALTA (Tarifa, Cadice, 1948). “Osservazione celeste (Ricordi di due giorni e una notte)”, 1972. Tecnica mista su tavola. Firmato e datato sul retro. Provenienza: Galería Buades (Madrid). In *Osservazione celeste (Ricordi di due giorni e una notte)*, realizzata nel 1972, Guillermo Pérez Villalta costruisce una scena naturale enigmatica in cui il quotidiano si trasforma in un regno di evocazione, fantasia e mistero. La composizione, caratterizzata da una marcata verticalità, riserva un ampio spazio vuoto che accentua il carattere onirico dell’immagine e indirizza lo sguardo dello spettatore verso le piccole scene che si svolgono nella parte superiore e verso la figura femminile che emerge, parzialmente nascosta, nell’angolo in basso a destra. Particolare attenzione va prestata al trattamento della figura femminile in basso, i cui arti e le cui scarpe sembrano emergere dal piano pittorico attraverso un attento gioco di volumi, contorni e ombre proiettate. Questa tecnica, simile al trompe-l’œil, introduce una suggestiva ambiguità tra la rappresentazione e l’oggetto reale. L’opera rivela già alcuni dei tratti fondamentali del linguaggio artistico di Pérez Villalta: l’interesse per l’architettura come struttura simbolica, la meticolosa costruzione di spazi impossibili, la coesistenza di riferimenti classici e popolari e una concezione della pittura affine alla scenografia. La sua precisione nel disegno, la delicata gestione del colore e la prospettiva dalle risonanze architettoniche coesistono con una libertà immaginativa che elude qualsiasi interpretazione strettamente realistica. Realizzata nei primi anni ’70, l’opera appartiene a un periodo particolarmente significativo nello sviluppo dell’identità artistica dell’artista. Guillermo Pérez Villalta è uno degli artisti di spicco del rinnovamento dell’arte figurativa contemporanea spagnola. Pittore, scultore, disegnatore e designer, dopo essersi trasferito a Madrid nel 1958, iniziò a studiare architettura nel 1966 — una formazione che avrebbe influenzato in modo decisivo la sua concezione dello spazio. Essenzialmente autodidatta nella pittura, iniziò a ottenere riconoscimenti nei primi anni ’70, in relazione al movimento della Nuova Figurazione madrilena e alla cerchia attorno alla Galleria Amadís, dove espose nel 1972. Nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Nazionale per le Arti Plastiche e la Medaglia d’Andalusia (1985), la Medaglia d’Oro al Merito nelle Belle Arti (2006) e il Premio Nazionale per l’Arte Grafica (2020). Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche, tra cui il Museo Nazionale d’Arte Reina Sofía, la Banca di Spagna, la Fondazione Juan March, il Centro Andaluso d’Arte Contemporanea, ARTIUM e il Museo Patio Herreriano.
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