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Anonimo, XVI secolo Ritratto postumo di Enrico di Guisa. Intorno al 1588-1595. Bulino. [277 x 380 mm]. Bellissima prova su carta vergata sottile color avorio, rifilata lungo il contorno quadrato a destra. Piega di essiccazione orizzontale al centro. Margini stretti su tre lati. Ex coll. H. Beraldi (Lugt 230), P. Demany (Lugt 780b) e M. Guérin (1872b). Timbro AABM (Lugt 3075). Questo soggetto è citato nell’Inventario della collezione Hennin di Georges Duplessis con il n. 813 («Incisione a bulino anonima, erroneamente attribuita a uno dei Wierix»). La tavola rende omaggio a Enrico di Lorena, duca di Guise (1550-1588), detto «il Sfregiato». La cornice presenta in alto due angeli che incoronano il duca, al centro due allegorie e in basso due scene relative all’assassinio del duca e di suo fratello il 23 dicembre 1588 a Blois per ordine del re Enrico III. La lettera incisa in latino è un’elegia e un’orazione funebre: «Un canto funebre per l’eroe più coraggioso e vigoroso, Enrico di Lorena, duca di Guise – splendore di tutta la Francia – che si è elevato fino alle vette dell’Olimpo. Si leva un grido di terrore; l’intera, sventurata Francia trema. Perché i tetti delle case risuonano di tali mormorii, e perché il popolo afflitto si bagna il volto di lacrime? Perché uomini in armi si radunano nelle strade della nostra città, e perché un brivido attanaglia gli innumerevoli abitanti? Camminano con il volto triste e chiedono a bassa voce quali notizie siano state portate. Ahimè, sventurato che sono, non posso restare impassibile senza piangere! Il mio spirito oppresso vacilla; mi chiedete di ravvivare un dolore indicibile, e nessuno può trattenere le lacrime quando ne parla. Ah! Ignorate forse quale sanguinoso destino lo abbia colpito, e come Guise ora gioisca nell’Empireo? O gloria! O splendore dei francesi! O orgoglio della nazione! Chi non piange la vostra sorte con il cuore straziato? O morte, che tutti i fedeli devono piangere! O morte crudele! Piangi, triste Francia. Un canto funebre per l’eroe magnanimo e il signore, abbattuto da un misfatto ignobile – una morte così orribile da invocare la vendetta. Facciamo risuonare i cieli di un grido terribile, affinché Dio stesso vendichi questo grande crimine. Che perisca l’autore di un simile disastro; che sia impiccato e legato alla ruota infame; che bruci, completamente immerso nello zolfo; che il dolore, le lacrime e la sofferenza eterna siano la sua sorte. Che perisca colpito dal fulmine scagliato dal trono del Signore del tuono, e che la barca di Caronte lo trascini nelle acque del dolore. Ma per te – a che serve tanto dolore, mio dolce Guise? – che i cuori afflitti cessino ormai di piangere! Riposa in pace nel tuo sarcofago; godi di un sonno tranquillo nella tomba, libero da ogni sofferenza. Spargete fiori a piene mani, offrite gigli, onorate Guise e intonate una dolce melodia. Quanto a me, racconterò le sue gesta e pronuncerò le ultime parole: «Pace a lui, riposo a lui» – che la Francia dica «Amen».
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