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UN RARISSIMO BYOBU (PARAVENTO PIEGHEVOLE) A SEI PANNELLI DEDICATO ALLA “CACCIA ALLE BALENE” Giappone, XVII -XVIII secolo, periodo Edo (1615-1868) Inchiostro, acquerelli, pittura dorata e foglia d’oro su carta. Montato su broccato di seta su sei pannelli di legno laccati a roiro con finiture metalliche. L’ampia composizione marittima raffigura numerose imbarcazioni baleniere che solcano un mare riccamente decorato, con i loro equipaggi che inseguono, circondano e arpionano le balene tra file ritmiche di onde dalla cresta bianca. La scena è animata da bandiere di segnalazione, lunghe aste, arpioni e gruppi fitti di pescatori che remano con forza o si protendono nella caccia, mentre diverse balene dal corpo scuro affiorano tra le imbarcazioni. Passaggi sparsi di oro ravvivano il mare ed esaltano il movimento drammatico della composizione. L’ampio campo pittorico superiore è collocato sopra un registro inferiore più piccolo e semplice, i due separati da uno stretto bordo in broccato di seta. DIMENSIONI 229,5 x 371 cm Provenienza: Collezione privata di Laura-Lee W. Woods, California, USA. Laura-Lee Whittier Woods (1926-2025) è stata una collezionista d’arte e mecenate statunitense. Ha studiato pittura e scultura al Bennington College sotto la guida di Paul Feeley e successivamente all’École des Beaux-Arts di Parigi. Nel 1959, la Woods viveva nei pressi di Osaka e si recava regolarmente a Kyoto, dove studiò con un ceramista giapponese. In seguito divenne attiva all’interno del Junior Art Council del Los Angeles County Museum of Art, grazie al quale visitò gli studi di artisti quali Ed Ruscha e Billy Al Bengston e iniziò a costituire la propria collezione. Nei decenni successivi, Woods ha messo insieme una vasta collezione ed è diventata un’importante benefattrice dei musei, donando opere a istituzioni quali il Whitney Museum of American Art, il Museum of Modern Art, il Seattle Art Museum e musei in tutta la California. Condizioni: Buone condizioni, con segni di usura dovuti all’età e colori vivaci ben conservati. Prevista sfaldatura del pigmento e dell’oro. Strappi sparsi e piccole perdite con relativi vecchi interventi di restauro e ritocchi. Il retro presenta tracce di usura e utilizzo, graffi, piccoli strappi e vecchi interventi di restauro. La caccia costiera organizzata alle balene si sviluppò in un’industria marittima altamente coordinata durante il periodo Edo. A Taiji, nella prefettura di Wakayama, la caccia alla balena con l’arpione a mano fu istituita nel 1606, mentre l’introduzione della caccia con le reti più tardi nel XVII secolo richiese equipaggi sempre più numerosi e specializzati. Flotte di imbarcazioni, sistemi di segnalazione, arpionieri, equipaggi addetti alle reti e centinaia di lavoratori erano coinvolti nella caccia e nella lavorazione delle balene. Nonostante la sua importanza economica, la caccia alle balene era raffigurata solo raramente nella pittura giapponese. Tra i pochi esempi giunti fino a noi vi è il paravento a sei pannelli «La caccia alle balene» di Tosa Mitsunori (1583-1638), conservato al Museo di Storia di Osaka, considerato il più antico dipinto giapponese giatto fino a noi dedicato a questo soggetto. Il presente paravento trasmette vividamente la natura collettiva della caccia. Numerose imbarcazioni e balene sono distribuite sulla distesa del mare. L’ampio uso dell’oro e i ripetuti motivi ondulati a smerlo conferiscono alla scena una qualità altamente decorativa, mentre le minuscole figure conservano notevoli dettagli riguardanti l’organizzazione e l’attrezzatura della caccia. La rarità delle immagini sopravvissute relative alla caccia alle balene rende il presente paravento una testimonianza pittorica insolita di una delle industrie marittime più impegnative del Giappone dell’epoca Edo. Confronto d’asta: Si confronti una coppia affine di paraventi a sei pannelli di Makino Baisen, «Balene e barche da caccia», inchiostro, colore e pagliuzze d’oro su carta, datati XIX secolo, 159,4 x 395,7 cm ciascuno, presso Christie’s, *An Inquiring Mind: American Collecting of Japanese and Korean Art*, 15 aprile 2016, New York, lotto 21 (venduto per 137.000 USD, pari a circa 167.000 euro convertiti e adeguati all’inflazione al momento della stesura del presente articolo).
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