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UN IMPONENTE E RARO KAWARI KABUTO (ELMO DALLA FORMA ECCENTRICA) “ELEFANTE”, LACCATO IN NERO E ORO Giappone, XVIII secolo, periodo Edo (1615-1868) L’hachi in ferro di forma etchu-zunari, ricoperto da una lucente lacca nera e sormontato da una spettacolare sovrastruttura laccata raffigurante un elefante con la proboscide sollevata. La proboscide, alta e leggermente ricurva, si erge in modo prominente dalla sommità del casco, è laccata in oro e termina con una punta nera, ed è affiancata da grandi orecchie ricurve verso il basso, i cui bordi interni sono rifiniti in oro. L’ampio mabizashi è ingegnosamente integrato nel disegno zoomorfo, realizzato in lacca a rilievo con una coppia di occhi stilizzati sotto le pronunciate pieghe delle sopracciglia, in modo che l’hachi, la visiera, la proboscide e le orecchie formino insieme la testa dell’elefante. Il bordo inferiore è dotato di uno shikoro a cinque lamelle laccato di nero senza fukigaeshi, con l’interno rivestito in tessuto. LARGHEZZA 38,5 cm, ALTEZZA 50 cm PESO 2,1 kg (senza supporto), 2,7 kg (con supporto) Condizioni: Ottime condizioni con lievi segni di usura. Lievi graffi superficiali, lievi segni di sfregamento e piccole perdite di lacca, in particolare nelle aree dorate, e alcune piccole crepe dovute all’invecchiamento nella lacca dello shikoro. Con supporto in legno. I kawari kabuto, ovvero gli «elmi straordinari», conobbero il loro primo periodo di splendore durante i conflitti tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, quando le forme appariscenti e altamente personalizzate non solo distinguevano chi li indossava sul campo di battaglia, ma costituivano anche un potente mezzo di ostentazione personale. Nel XVIII secolo, periodo relativamente pacifico, questi elmi dalla scultura audace divennero sempre più espressione di prestigio e rango cerimoniale tra l’élite dei samurai. L’esemplare in questione è particolarmente suggestivo perché l’elefante non è semplicemente applicato all’elmo come un cimiero. Al contrario, l’intera struttura del kabuto è assorbita dall’animale, con la corona che sostiene la proboscide e le orecchie sollevate e il mabizashi trasformato nella sua fronte e nei suoi occhi. Questa integrazione degli elementi funzionali dell’elmo in una concezione pienamente zoomorfa rappresenta una delle caratteristiche più innovative del design del kawari kabuto. L’elefante era da tempo familiare in Giappone attraverso l’immaginario buddista, in particolare come cavalcatura sacra di Fugen Bosatsu, tradizionalmente raffigurato in sella a un elefante bianco. Tuttavia, l’animale acquisì una nuova e notevole immediatezza durante la prima metà del XVIII secolo. Nel 1728, su richiesta dell’ottavo shogun Tokugawa Yoshimune, un elefante maschio e una femmina provenienti dal Vietnam giunsero a Nagasaki. La femmina morì poco dopo, ma il maschio sopravvissuto fu condotto via terra da Nagasaki a Edo nel 1729, passando per Kyoto, dove fu presentato all’imperatore Nakamikado, prima di essere infine mostrato a Yoshimune a Edo. Sebbene gli elefanti fossero già giunti in Giappone in precedenza, il viaggio del 1729 offrì a un gran numero di persone l’opportunità senza precedenti di vedere un elefante vivo. L’animale suscitò grande entusiasmo lungo il percorso e ispirò pubblicazioni e rappresentazioni visive. Si ritiene che Ito Jakuchu (1716-1800), all’epoca un ragazzino che viveva a Kyoto, abbia visto l’elefante mentre attraversava la città; in seguito, gli elefanti divennero un soggetto ricorrente nella sua opera. È plausibile che l’armaiolo anonimo responsabile della realizzazione del presente elmo abbia a sua volta voluto rispondere al crescente fascino per gli elefanti generato da questo straordinario evento. Confronto museale: Si confronti un “zo hana nari kabuto” (‘elmo a forma di proboscide di elefante’) affine, databile al periodo Edo, esposto presso il Museo della città di Oyama, a Tochigi, nel 2011, modellato in modo simile con una proboscide di elefante prominente e grandi orecchie laterali. Confronto con un’asta: Si confronti un “kawari kabuto” completamente zoomorfo, modellato a forma di shachihoko, risalente al XVIII-XIX secolo, presente all’asta “Fine Japanese Art” di Bonhams, 17 maggio 2018, Londra, lotto 152 (venduto per 43.750 GBP, pari a circa 69.500 EUR convertiti e adeguati all’inflazione al momento della stesura del presente testo). Confronta un kawari kabuto affine, laccato di nero, risalente al periodo Momoyama e ai primi anni del periodo Edo, con una cresta a forma di onda, presso Christie’s New York, nell’asta “An Inquiring Mind: American Collecting of Japanese and Korean Art”, 15 aprile 2016, lotto 63 (venduto per 81.250 USD, pari a circa 100.000 EUR convertiti e adeguati all’inflazione al momento della stesura del presente articolo).
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