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Un seguace di BARTOLOMÉ ESTEBAN MURILLO (Siviglia, 1617–1682); XVII secolo. “Madonna del Latte”. Olio su tela. Presenta delle toppe sul retro. Dimensioni: 146 x 104 cm; 156 x 114 cm (con cornice). Quest’opera, attribuita alla cerchia di Murillo e risalente alla fine del XVIII secolo, ripropone uno dei motivi iconografici più celebri del maestro sivigliano: la Vergine del Latte o Madonna degli Zingari, un soggetto in cui l’umanità quotidiana di Maria si fonde con la dimensione sacra dell’Incarnazione. La composizione, incentrata sulle figure della Vergine e del Bambino, segue uno schema di grande semplicità formale e forte intensità emotiva, caratteristico dell’opera matura di Murillo intorno al 1675. Il modello seguito rimanda direttamente alla nota versione conservata nella Galleria Corsini a Roma, un’opera che raggiunse straordinaria fama nel corso del XIX secolo e fu descritta con entusiasmo da Gustave Flaubert durante il suo soggiorno nella città nel 1851. Lo scrittore evocò il potere magnetico del volto della Vergine e l’intensità dei suoi occhi, che diventano il vero fulcro espressivo del dipinto. Quel dipinto, popolarmente noto come la “Madonna zingara” per via del carattere naturale e quasi popolare dei suoi lineamenti, esemplifica la capacità di Murillo di tradurre il tema religioso in termini di “narrazione familiare”, spogliandolo di eccessiva solennità e coinvolgendo lo spettatore attraverso un’intimità emotiva profondamente commovente. Gli occhi della Vergine, rivolti verso lo spettatore, creano un legame diretto che sembra interrompere il momento dell’allattamento, suggerito dal leggero spostamento dei drappeggi. Questo approccio è in linea con le linee guida iconografiche stabilite dopo il Concilio di Trento, che miravano a rendere meno esplicita la rappresentazione dell’atto dell’allattamento, privilegiando invece la suggestione e la modestia formale senza sacrificare il contenuto teologico della maternità divina. L’illuminazione morbida e avvolgente rende delicatamente le tonalità della pelle e crea un’atmosfera calda di tonalità ambrate e blu intensi, evocativa dello stile di Murillo. La dolcezza delle figure, la rotondità idealizzata dei volti e la composizione incentrata sulle figure rivelano l’influenza duratura dello stile del maestro sivigliano nelle opere devozionali successive. Nel corso del XVIII secolo, la ripetizione e l’adattamento dei suoi modelli erano comuni sia in Andalusia che in altri contesti spagnoli, a testimonianza del profondo radicamento e del prestigio della sua pittura.
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