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Scuola italiana; XVII secolo. "San Francesco d'Assisi in estasi". Olio su tela. Reintelatura. È dotato di una cornice del XIX secolo. Dimensioni: 82 x 105 cm; 97 x 120 cm (cornice). Questo dipinto raffigura San Francesco d’Assisi in uno degli episodi più ricorrenti della sua iconografia mistica: l’estasi, il momento in cui il santo vive un’intensa unione con il divino. La scena è costruita attraverso una composizione teatrale dalle radici chiaramente barocche, in cui luce e movimento articolano l’esperienza soprannaturale. Il santo appare disteso, vestito con l’abito francescano stretto dal cordone con tre nodi — simbolo dei voti di povertà, castità e obbedienza — mentre un angelo dal fisico delicato e giovanile, vestito con una tunica dai toni caldi, tiene in mano un violino e sembra accompagnare la trance mistica con la musica. La presenza di un putto tra le nuvole rafforza la dimensione celeste della scena. In primo piano, il teschio e il libro aperto alludono alla meditazione sulla morte e alla vita contemplativa — attributi tradizionali del santo che sottolineano la spiritualità ascetica francescana. La composizione affonda le sue radici nel linguaggio del tardo barocco italiano, caratterizzato dal dinamismo compositivo, dall’uso espressivo del chiaroscuro e da una marcata teatralità emotiva. L’illuminazione diretta, proveniente da una fonte elevata e ultraterrena, modella le figure con intensi tratti di luce e concentra l’attenzione sul volto trasfigurato del santo. Questa tecnica, radicata nella tradizione naturalista del XVII secolo, si inserisce nel movimento più lirico e devozionale sviluppatosi nei circoli artistici di Roma, Napoli e dell’Italia settentrionale, dove la pittura religiosa mirava a commuovere lo spettatore e a ispirare la pietà. La resa eterea delle nuvole e la sensualità cromatica dell’angelo, insieme all’ammorbidimento dei contorni, rivelano l’evoluzione del dramma tenebrista verso stili più delicati e decorativi, caratteristici della fine del secolo. La musica, elemento relativamente raro nell’iconografia francescana, introduce una dimensione sensoriale che si ricollega alla spiritualità della Controriforma, in cui l’arte era destinata a coinvolgere i sensi come via verso la contemplazione.
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