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Pittrice bolognese del XVII secolo, forse GINEVRA CANTOFOLI (1618–1672). “Porcia.” Olio su tela. Reintelatura. Dimensioni: 96 x 70,5 cm; 107 x 82 cm (con cornice). In quest’opera l’artista raffigura una donna a mezzo busto in piedi accanto a un braciere. Grazie a questo motivo, la donna può essere identificata come Porzia, moglie di Marco Giunio Bruto, che prestò servizio sotto Giulio Cesare. Tuttavia, questo matrimonio fu considerato un affronto a Cesare, poiché Bruto abbandonò la sua prima moglie senza spiegazioni per sposare Porzia. Nel 44 a.C., Bruto prese parte alla congiura contro Cesare guidata da Cassio, alla quale partecipò anche suo cognato Catone, e in essa trovò la morte. Di conseguenza, Porzia, sopraffatta dalla disperazione, si tolse la vita ingoiando le braci della stufa — l’unico mezzo a sua disposizione a causa della stretta sorveglianza a cui era sottoposta. La protagonista è raffigurata come una giovane donna di raffinata bellezza, ritratta in un busto allungato con una leggera torsione del corpo che introduce dinamismo ed evita la rigidità di una posa rigorosamente frontale. L’intensa luce che cade sulla figura ne definisce chiaramente i volumi e ne rafforza la presenza tridimensionale, conferendole una sottile vitalità spaziale. Ginevra Cantofoli nacque a Bologna intorno al 1618, in un ambiente artistico profondamente radicato nella tradizione classica della scuola bolognese. Si formò nella bottega di Giovanni Andrea Sirani, stretto collaboratore e erede dell’opera di Guido Reni, figura centrale del classicismo italiano del XVII secolo. Dopo la morte di Reni, l’atelier di Sirani divenne uno dei principali centri di diffusione del suo stile, ruolo che sarebbe stato poi portato avanti da sua figlia, la celebre Elisabetta Sirani. Ginevra Cantofoli, nata a Bologna intorno al 1618, si formò nell’atelier di Giovanni Andrea Sirani, erede del classicismo di Guido Reni, e fu strettamente legata a Elisabetta Sirani, di cui era sia amica che allieva. La sua opera, chiaramente radicata nello stile di Reni, è caratterizzata dall’eleganza del disegno e dal trattamento delicato delle figure femminili. Sebbene siano sopravvissute poche delle sue opere, le vengono attribuite principalmente allegorie femminili e dipinti religiosi per le chiese bolognesi, con opere notevoli come *L’Ultima Cena* a San Procolo. La presenza dei suoi dipinti nelle principali collezioni pubbliche conferma la sua importanza all’interno del classicismo bolognese del XVII secolo e il suo ruolo nella pittura barocca italiana.
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