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Scuola di GUIDO RENI (Calvenzano di Vergato, Bologna, 1575 - Bologna, 1642). "Madonna adolorata". Olio su tela. Rilegato. Misure: 74 x 60 cm. La presente opera rappresenta la Madonna Dolorosa, uno dei temi più diffusi nella produzione di Guido Reni e della sua cerchia, concepita come immagine di intensa devozione e raccoglimento spirituale. La Vergine è raffigurata con una contenuta espressione di dolore, rivolta alla contemplazione interiore della sofferenza di Cristo, in una composizione di spiccata serenità classica e raffinatezza formale. La tela segue da vicino un modello legato alla versione conservata nella Madonna Addolorata della Dulwich Picture Gallery (BPG284). Originariamente eseguito in formato ovale, il dipinto fu successivamente ampliato e ridipinto per adattarlo a un formato circolare o tondo, probabilmente con l'intenzione di abbinarlo a un'altra opera di scuola bolognese (DPG280), il che spiega gli interventi compositivi e le visibili aggiunte pittoriche. Il critico David Pepper l'ha catalogato come variante di bottega relativa all'Addolorata di Palazzo Corsini a Roma, il che rafforza il suo legame con la vasta produzione di repliche e versioni derivate dal modello originale di Reni. La grande diffusione di questa iconografia nel XVII secolo spiega l'esistenza di molteplici varianti eseguite dal maestro e dai suoi collaboratori, oggi conservate in importanti collezioni come l'Addolorata di Palazzo Corsini a Roma e la già citata collezione londinese. La formazione di Guido Reni a Bologna, prima con Denys Calvaert e poi all'Accademia degli Incamminati diretta da Ludovico Carracci, così come la collaborazione con Annibale Carracci a Roma, furono decisive per la formazione del suo stile classicista. Dopo la morte di Annibale nel 1609, Reni divenne la figura di spicco della scuola bolognese, sviluppando un linguaggio pittorico basato sull'idealizzazione della figura umana, sull'armonia compositiva e sull'influenza della scultura classica. Protetto dal cardinale Scipione Borghese, Reni raggiunse un grande prestigio a Roma prima di tornare definitivamente a Bologna nel 1614. Il suo stile si evolve verso una maggiore raffinatezza formale, con figure sempre più scultoree, tavolozze fredde e una bellezza idealizzata con radici classiche, evidente soprattutto in opere come L'Aurora di Palazzo Rospigliosi. Negli ultimi decenni la sua pittura assume un carattere più sciolto e bozzettistico, di grande interesse tecnico ed espressivo. L'ampia diffusione delle sue opere, presenti in collezioni come il Museo del Prado, il Museo dell'Ermitage, il Museo del Louvre, il Metropolitan Museum of Art e la National Gallery di Londra, conferma l'enorme influenza del suo linguaggio classicista nella successiva pittura europea.
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