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Scuola italiana; XVII secolo. “La visione di Santa Chiara”. Olio su tela. Reintelatura. Dotata di cornice d’epoca. Dimensioni: 51 x 39 cm; 75 x 63 cm (con cornice). Questo dipinto raffigura un episodio della vita mistica di Santa Chiara d’Assisi, figura centrale della spiritualità francescana, la cui iconografia fu particolarmente apprezzata nella pittura religiosa barocca. La composizione segue il modello de *La visione di Santa Chiara*, dipinta da Giovanni Francesco Barbieri, detto Il Guercino (Cento, 1591–Bologna, 1666), tra il 1615 e il 1621, e conservata al Museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo, con il numero di inventario ??-156. La stretta affinità compositiva con quest’opera ci permette di collocare il dipinto nel contesto della diffusione dei modelli di uno degli artisti più importanti della scuola bolognese del XVII secolo. Non si tratta semplicemente di una ripetizione di un soggetto religioso, ma piuttosto della trasmissione di un approccio pittorico concepito per esprimere uno dei temi centrali della spiritualità barocca. Ciò che salta subito all’occhio è che non si tratta di una rappresentazione convenzionale di Santa Chiara, bensì di una scena di visione mistica incentrata sull’apparizione del Bambino Gesù, con un gruppo di figure celesti e terrene che partecipano alla scena. Il trattamento della luce svolge un ruolo essenziale nella costruzione della scena. L’illuminazione selettiva mette in risalto i volti, le mani e le vesti delle figure principali, mentre lo sfondo rimane avvolto in un’ombra profonda. Questo contrasto tra luce e ombra conferisce al dipinto un’atmosfera di contemplazione e mistero, tratto distintivo del naturalismo barocco italiano. La tavolozza dei colori, dominata da tonalità terrose, ocra, marroni e rossi intensi, è arricchita dai lievi accenti di luce delle vesti e delle ali degli angeli. Il risultato è una composizione di notevole intensità narrativa, in cui il chiaroscuro contribuisce a distinguere lo spazio terreno dal regno soprannaturale. Il Guercino fu uno degli artisti italiani più acclamati della prima metà del XVII secolo. Nacque nella città di Cento, in provincia di Ferrara. Le principali influenze che plasmarono il suo stile furono gli artisti bolognesi: Ludovico Carracci, suo cugino Annibale Carracci e Ippolito Scarsella di Ferrara. A parte un soggiorno di due anni a Roma durante il pontificato del bolognese Gregorio XV Ludovisi, lavorò nella sua città natale fino al 1642, quando si trasferì nella vicina Bologna. Aveva circa venticinque anni quando attirò l’attenzione dei suoi primi importanti committenti, tra cui il cardinale Alessandro Ludovisi, arcivescovo di Bologna; il cardinale Jacopo Serra, legato pontificio a Ferrara; il granduca Cosimo II di Toscana; e il duca Fernando Gonzaga di Mantova. Già verso la metà degli anni Venti del Seicento aveva rifiutato inviti a lavorare fuori dall’Italia, tra cui uno di Carlo I d’Inghilterra, per citare solo alcuni. Sembra che fosse riluttante a entrare in diretta concorrenza con i suoi rivali bolognesi, in particolare Guido Reni,
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