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HERGÉ Le avventure di Tintin Coke in magazzino Matita su carta per lo schizzo preparatorio della tavola 1 di questo album pubblicato nel 1958 dalle edizioni Casterman. Pubblicata in anteprima sul giornale *Tintin* n. 44, 31 ottobre 1956. Nella versione del settimanale, questa tavola comprendeva quattro strisce. La prima mostrava Séraphin Lampion al telefono con Nestor, che voleva sapere dove fossero finiti Haddock e Tintin. Il maggiordomo, dopo essersi sforzato di rispondergli, e per poter continuare la lettura di un’opera di filosofia, faceva finta di ascoltare il seguito del commento di quel noiosissimo venditore di assicurazioni che insisteva pesantemente sul talento comico di suo zio Anatole… Per l’edizione in album, questa striscia fu sostituita dal titolo di questa avventura. Paradossalmente, la storia inizia con la parola «FINE», che appare su uno schermo cinematografico. In *Coke en stock*, ricomparvero volti familiari, oltre a quello di Alcazar, in particolare Dawson, il senhor Oliveira da Figueira e il dottor Müller. 48,5 x 37 cm. Come farà con la zingara indovina de *I gioielli della Castafiore*, («Io vedere bella grande signora straniera… Lei venire a farti visita…»), Hergé anticipa discretamente ciò che sta per accadere. Il capitano Haddock sembra un po’ deluso dal film che ha appena visto in compagnia di Tintin. «Ma comunque, la storia è inverosimile» dice. Inverosimile, è proprio la parola giusta. Haddock è certamente un marinaio esperto, ma anche un mago che ignora i propri poteri: gli è bastato pronunciare il nome del generale Alcazar, di cui né lui né Tintin avevano più avuto notizie da tempo, perché questi apparisse immediatamente all’angolo della strada! Ovviamente non avevano dimenticato questo personaggio (secondario, ma importante, dato il suo ruolo in *L’orecchio rotto*), né il suo accento inimitabile («Amigo mio, che sorpresa!» disse salutando calorosamente Tintin all’inizio de *Le 7 sfere di cristallo*). Tintin lo aveva conosciuto quando era partito per il Sudamerica alla ricerca di un prezioso feticcio Arumbaya che era scomparso dal museo dove era esposto. In quell’occasione, il generale, che allora dirigeva il San Theodoros, lo aveva persino nominato colonnello e aiutante di campo! In seguito, si erano rivisti brevemente, ma la situazione di Alcazar era molto diversa: nel suo paese era scoppiata una rivoluzione e, dopo essere stato estromesso dal suo rivale, il generale Tapioca, aveva dovuto esiliarsi in Europa e cambiare nome, ed era diventato lanciatore di pugnali in un music-hall. Che cosa ha fatto il generale da allora? È riuscito a tornare nel suo paese? Questo rimane un mistero… Tintin vorrebbe proprio sapere che fine abbia fatto. Ma Alcazar, che un tempo era così loquace, ora lo è molto meno; lo si percepisce esitante, un po’ turbato. Neanche lui si aspettava di fare un incontro del genere. Il suo abbigliamento, del resto, non è quello di un militare di alto rango, ma piuttosto quello di un uomo d’affari; inoltre, sembra di fretta. Un appuntamento importante da onorare, sicuramente. E Alcazar sta per scomparire con la stessa rapidità con cui è riapparso. HERGÉ
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