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171 - Vaso cilindrico

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Vaso cilindrico con scene cerimoniali e iscrizioni geroglifiche. Terracotta con ingobbio e decorazione policroma. Tre grandi fratture ricomposte, segni di usura e alterazioni superficiali. Maya, regione del Petén, Guatemala, 450–520 d.C. circa. A: 21,5 cm; D: circa 17,8 cm Provenienza: Secondo le informazioni fornite, ex collezione Hiroshi Miura, Tokyo, Giappone; vaso fotografato nel 1981 da Nicholas Hellmuth. Documentazione: Tre vecchie fotografie attribuite a Nicholas Hellmuth, datate 1981 nel fascicolo. Studio di Donald Hales ed e-mail del 21 marzo 2018 allegata al fascicolo. Questo vaso si distingue per l’ampiezza della sua iscrizione e per lo stretto legame tra scrittura e rappresentazione figurativa. Secondo il conteggio di Donald Hales, la sua decorazione comprende 112 glifi, disposti in fasce orizzontali e colonne che scandiscono due scene cerimoniali. Le architetture dai tetti alti, i personaggi e le figure soprannaturali compongono una narrazione di cui le iscrizioni precisano alcuni protagonisti e alcuni eventi. Nonostante le lacune e la parziale cancellazione delle superfici, gli elementi conservati consentono ancora di seguire l’organizzazione del decoro e di ricostruire una parte della sequenza narrativa. Nel suo studio dedicato a questo esemplare, Donald Hales propone di riconoscere il nome del sovrano un tempo indicato con l’appellativo «Jaguar-Paw Skull», oggi identificato come Chak Tok Ich’aak II. Questo re governò Tikal intorno al 486–508 d.C., a cavallo tra il V e il VI secolo, durante il Periodo Classico Antico. Simon Martin conferma questa identificazione e ne sottolinea il titolo di k’uhul mutal ajaw, «signore divino di Tikal». Sottolinea inoltre che un piatto in ceramica, catalogato con il numero K8121, ricorda una cerimonia di fine periodo celebrata da questo sovrano nel 495: un collegamento particolarmente interessante per comprendere come la ceramica potesse conservare la memoria degli atti reali. Figlio di K’an Chitam, Chak Tok Ich’aak II appartiene a una dinastia le cui iscrizioni consentono di ricostruire parte delle alleanze. Alexandre Tokovinine e Vilma Fialko hanno così proposto di riconoscere, nei testi delle stele 3 e 7 di Tikal, la sua qualità di nipote di Tzik’in Bahlam, sovrano di Naranjo. Questa parentela, probabilmente materna, fa luce sui legami tra due importanti corti del Petén. Gli stessi autori segnalano un incensiere con effigie conservato al Museo di Etnologia di Berlino, commissionato da Chak Tok Ich’aak II, la cui iscrizione contribuisce a questa interpretazione genealogica. Queste testimonianze dimostrano l’importanza attribuita alla discendenza e alla sua proclamazione su diversi supporti. L’interpretazione di Hales colloca il nostro vaso in questo universo di cerimonie reali e riferimenti calendariali. Egli distingue due episodi incentrati su edifici, uno dei quali ospita un personaggio seduto che regge ciò che egli interpreta come uno strumento fumante, forse destinato ad accendere un braciere. Nella seconda scena, egli rileva un braciere e diverse figure divine, oltre a simboli che egli associa a Venere o ad altri corpi celesti. Egli propone di ricondurre una prima sequenza a una cerimonia avvenuta nel gennaio del 500, durante il regno di Chak Tok Ich’aak II. Questa interpretazione rimane un’ipotesi di studio, poiché alcune parti del testo sono troppo danneggiate per consentire una decifrazione completa. L’interesse di questo esemplare risiede quindi nella complementarità delle sue immagini e della sua iscrizione: i glifi conferiscono una dimensione storica al racconto figurativo, mentre le scene rendono tangibili i gesti, gli edifici e i protagonisti del cerimoniale. La finezza dei tratti, l’alternanza del rosso e del nero e la densità della composizione testimoniano la maestria del pittore-scriba. Le parti conservate mantengono una ricchezza visiva e documentaria che permette di apprezzare il vaso sia come opera pittorica sia come supporto di memoria. Riferimenti bibliografici: Donald Hales, «Polychrome Vase, Temple Scenes», studio non datato allegato al vaso; e-mail del 21 marzo 2018. Simon Martin, «Unmasking “Double Bird”, Ruler of Tikal», The PARI Journal, vol. 2, n. 1, 2001, pp. 7–12. Alexandre Tokovinine e Vilma Fialko, «Stela 45 di Naranjo e i signori del periodo Classico Antico di Sa’aal», The PARI Journal, vol. 7, n. 4, 2007, pp. 1–14, in particolare pp. 11–12.

Testo tradotto da DeepL.
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