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Maschera da danza di una dākinī Rame ritagliato, sbalzato, cesellato e dorato, con segni di usura e del tempo. Tibet o Ladakh 14,8 x 21,1 cm Provenienza: ex collezione Éric Chazot, Parigi. Il volto si delinea in una delicata trama di metallo traforato. Un naso sporgente separa le ampie aperture degli occhi, mentre un terzo occhio spicca sulla fronte. Volute fiammeggianti animano le sopracciglia e le guance, ricongiungendosi al contorno della bocca aperta. Le orecchie allungate incorniciano questa composizione in cui la finezza del lavoro a sbalzo e lo splendore della doratura conferiscono al volto una presenza luminosa. Questo tipo di maschera veniva indossata dai lama durante le danze rituali che accompagnavano le iniziazioni del Kālacakra. Fissata al loro copricapo, permetteva di incarnare le figure femminili del mondo tantrico associate alle offerte e alla saggezza risvegliata. Il Kālacakra, o «Ruota del tempo», mette in relazione i cicli dell’universo, quelli del corpo umano e il percorso spirituale che conduce al Risveglio. Le danze si svolgono in questo universo rituale organizzato attorno al mandala, rappresentazione del regno sacro della divinità. La maschera contribuisce così alla trasformazione del danzatore in una presenza offerta alla contemplazione dei fedeli. Bibliografia comparativa: Gilles Béguin, Dieux et démons de l’Himâlaya, 1977, cat. n. 329, ill. p. 265. Robert A. F. Thurman e David Weldon, Sacred Symbols: The Ritual Art of Tibet, 1999, nn. cat. 40 e 41.
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