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Georges JOUVE (1910-1964) Rara lampada scultorea di forma astratta in ceramica smaltata nera Firmata "Jouve" e con il marchio detto "Alpha" Verso il 1950 Altezza: 17 cm Georges JOUVE (1910-1964) Nato nel 1910 in una famiglia di decoratori, entra all’École Boulle, dove gli viene attribuito il soprannome di Apollo. Infatti, un insegnante della scuola aveva dichiarato: «Siete tutti figli di Apollo». Di conseguenza, il soprannome gli rimase, poiché i suoi compagni di classe lo chiamavano così. Si diplomò nel 1930 e proseguì poi la formazione all’Académie Julian e all’Académie de la Grande Chaumière, prima di intraprendere la carriera di scenografo teatrale e decoratore per privati. La sua carriera si interruppe a causa della Seconda Guerra Mondiale; nel 1943 fuggì e si rifugiò a Nyons con la moglie Jacqueline. Il passaggio alla ceramica testimonia un ritorno alla terra e alle tradizioni, molto marcato nelle arti popolari e anche nella tradizione dei santons di Dieulefit, dove si avvale dei servizi di Jacques Courtier per la cottura delle sue opere. È anche in questo periodo che inizia a inviare opere a Parigi, in particolare al Salon de l’imagerie del 1944, dove viene notato da Jacques Adnet, che presenta alcune delle sue opere presso la Compagnie des arts français. Alla fine della guerra, torna a Parigi e apre il suo atelier in rue de la Tombe-Issoire, dove artisti ceramisti come Guidette Carbonell o Jacques Pouchol lo riconoscono come un maestro. Del resto, sarà molto presente in diverse mostre dell’Action artistique française, in particolare quella di Rio nel 1946, Barcellona nel 1947, Milano e Helsinki nel 1948, Il Cairo, Toronto, Montréal, Lisbona nel 1949, Roma nel 1950, Ostenda nel 1959, Monaco di Baviera nel 1960 e Washington nel 1961. Partecipa inoltre a diversi saloni dedicati agli artisti decoratori e ai mestieri d’arte. Le sue opere vengono regolarmente presentate anche nelle riviste di arredamento dell’epoca. A partire dal 1954, si trasferì a Le Pigonnet, ad Aix-en-Provence, dove morì nel 1964 a causa delle conseguenze dell’esposizione al piombo utilizzato nei suoi smalti. Diverse gallerie gli renderanno omaggio, in particolare la galleria Demeure-Rive Gauche e la galleria Steph Simon nel 1964, nonché la mostra «Euröpaische Keramik seit 1950» al Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo nel 1979 e la galleria Jousse-Seguin, che nel 1995 gli dedica un’importantissima retrospettiva con oltre 200 opere. «Per il nero, lo smalto era uno smalto di Parigi, un semplice nero... Si applicava uno strato abbastanza spesso, appena prima che colasse, cioè senza che fosse troppo denso, ma il più corposo possibile, e poi lo si trattava con un acido. Lo si trattava leggermente con l’acido per ottenere una superficie un po’ meno liscia, insomma un po’ più ruvida, e a volte lo si lucidava molto leggermente ma subito dopo con l’acido perché l’acido lo seccava, bisognava inumidirla di nuovo un pochino, ma non abbiamo mai detto alla gente di lucidarle, soprattutto mai». Jacqueline Jouve
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