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[MANOSCRITTO] Manoscritto in folio in spagnolo su pergamena, datato sul penultimo foglio al 24 marzo 1597 e sull’ultimo foglio al 5 marzo 1598. Il volume è composto da 66 fogli non numerati (cuciti con tre cordoncini intrecciati nei colori della Spagna) *, di cui 63 fogli calligrafati dalla stessa mano e un foglio il cui retro è scritto a mano da una seconda persona. L’insieme è scandito da 48 fasce dipinte e riccamente miniate (principalmente intestazioni di capitolo). Rilegatura d’epoca in pelle di vitello con ricca decorazione dorata sui piatti, dorso liscio, risguardo in seta blu, resti di lacci verdi. Processo d’appello del CASO Urdinola (1594-1597) Questo manoscritto è la trascrizione del processo d’appello tenutosi dinanzi alla Cancelleria Reale di Valladolid (la più alta istanza giudiziaria della Spagna dell’antico regime) nel 1597. L’imputato: il capitano Francisco de Udinola, figura storica di spicco della colonizzazione spagnola. Fece fortuna in Messico (Nuova Spagna) grazie allo sfruttamento delle miniere di Mazapil e fu poi nominato governatore della Nuova Vizcaya. È assistito da Domingo de Carauz (avvocato). Denunciante e querelante: il procuratore del re della corte di Valladolid, il laureato Juan Fernández de Angulo, a seguito della denuncia presentata da Antonio de Gorrio, originario di Guernica, che agiva a nome della comunità della valle di Oiartzun (Guipúzcoa) Il motivo: i Pecheros (plebei) devono pagare le imposte (Taille e tasse comunali), mentre gli Hidalgo (nobili) ne sono totalmente esenti. L’accusa (25 febbraio 1594) sostiene che Urdinola si inventi antenati nobili per sfuggire al pagamento delle imposte. Urdinola si trovava in Messico al momento dell’accusa; nominò dei procuratori (in particolare suo zio) in Spagna e finanziò a proprie spese un’indagine genealogica. Nel Paese Basco vengono interrogati testimoni anziani (di età compresa tra i 70 e gli 80 anni) per attestare la memoria della famiglia e dimostrare che la casata degli Urdinola è sempre stata una casata nobile. La sentenza: Francisco Urdinola vince definitivamente il processo in appello nel 1597. Questo atto, la «Carta Ejecutoria», firmato a nome del re, ordina a tutte le autorità giudiziarie della Spagna e delle Indie di riconoscerlo come nobile, cancellando ogni accusa di frode fiscale e proteggendo il suo immenso patrimonio transatlantico. Nell’ultima pagina: numerose firme e sigle (con l’indicazione «di 66 fogli scritti») difficilmente identificabili. L’ultima pagina manoscritta (di altra mano) è l’atto di obbedienza datato 5 marzo 1598 (ovvero di omologazione e sottomissione) redatto un anno dopo la sentenza del 24 marzo 1597, con firma e sigla di Francisco de Ybarburu (?), notaio reale. È presente (a parte): Una copia conforme manoscritta (?) in 7 pagine in folio (illustrate nel testo con due figure dipinte a figura intera: San Pietro e San Giovanni Battista) Sentenza emessa dalla corte reale e dalla cancelleria della città di Valladolid, in presenza di me, Juan de Arbinagorta, cancelliere. Sentenza di primo grado del primo processo (1596) che attesta la nobiltà di Francisco de Urdinola e lo esonera quindi dal pagamento dell’imposta (la controparte è condannata a restituire l’imposta indebitamente versata). Firma autografa del cancelliere e di altri (illeggibili). Notevoli macchie d’umidità; testo leggibile ma complesso fragile. L’atto è descritto come composto da 66 fogli; sembrerebbe quindi incompleto dei primi tre fogli (titolo probabilmente riccamente decorato e miniato, seguito da un preambolo di cui abbiamo la parte finale, che ricorda la necessità di pagare l’imposta alla Corona di Spagna). Manca anche il piombo o il sigillo reale (che doveva trovarsi dopo il cordone con i colori della Spagna). Ex libris (?): Joseph Antonio Gorostiaga, Capitano [in congedo] o in pensione (1789). *vedi tra i fogli 45 e 46
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