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Coppia di candelabri; Francia, 1800 circa. Bronzo dorato e patinato; base in marmo. Dimensioni: 92 x 35 x 23 cm. Coppia di candelabri a cinque bracci sostenuti da due putti in bronzo patinato, ciascuno dei quali solleva un braccio per reggere i bracci dorati, mentre appoggia l’altra mano su una lancia. I putti, dai corpi paffuti e dai capelli ricci, sono avvolti in un drappo legato alla vita e poggiano su un piccolo affioramento roccioso, da cui spuntano le teste di due animali da caccia — un cinghiale e un cervo — che conferiscono all’insieme un’atmosfera venatoria. Dalla lancia — con l’asta liscia e la punta dorata — si estendono cinque bracci, ricurvi verso l’esterno. I candelabri in bronzo dorato con figure di bambini fecero la loro prima apparizione a Parigi durante il regno di Luigi XVI, quando il gusto neoclassico, con il suo ritorno all’antichità e il suo rifiuto degli eccessi rococò, rese i bronzi “d’ameublement” uno dei grandi lussi della decorazione d’interni. Fonditori, cesellatori e doratori come Pierre Gouthière e Pierre-Philippe Thomire lavoravano su modelli realizzati da scultori quali Clodion e Falconet, e rivaleggiavano nella qualità della cesellatura e nei tratti distintivi della doratura brillante e della patina scura delle figure. Questi servizi venivano commissionati per caminetti, consolle e saloni dell’aristocrazia e dei «marchands-merciers», che spesso li abbinavano a marmi bianchi o colorati. La domanda di questi modelli non diminuì con la Rivoluzione. Durante il Secondo Impero e la Terza Repubblica, aziende parigine come Barbedienne, Denière e Susse Frères produssero riedizioni di alta qualità dei modelli del XVIII secolo, tanto che oggi è comune trovare versioni ottocentesche della migliore fattura. Il tema venatorio — caratterizzato da una lancia e da trofei animali alla base — si ricollega al mondo di Diana e alla passione della nobiltà per la caccia, ed è qui rappresentato con la graziosa leggerezza dei cherubini, in pieno stile settecentesco. Un modello simile è conservato al Metropolitan Museum of Art di New York (n. inv. 1983.72.8, .9), il quale costituisce un utile riferimento per contestualizzare il disegno.
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