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Studio legale, laboratorio milanese, 1860. Credenza, Milano, 1860. Legno di ribera ebanizzato, impiallacciatura in palissandro, rivestimento in ebano e intarsi in avorio. Presenta segni di restauro. Corredato di certificato CITES rilasciato dall’Italia. Dimensioni: 205 x 124 x 47 cm. Una credenza monumentale composta da due sezioni sovrapposte, realizzata nelle botteghe di ebanisteria milanesi intorno al 1860. Caratterizzata da un disegno architettonico e da un’ispirazione storicista, si distingue per i suoi elementi distintivi: legno ebanizzato, palissandro e ricchi intarsi in avorio.La sezione inferiore presenta ante e pannelli decorati con figure classiche e motivi vegetali. La sezione superiore è incentrata su un grande arco semicircolare centrale, affiancato da sezioni laterali, con ricche decorazioni che includono figure umane, medaglioni e motivi geometrici e vegetali. Spicca la figura centrale in avorio, che funge da punto focale visivo della composizione. È importante contestualizzare l’opera all’interno della significativa tradizione ebanistica milanese, città che nel corso del XIX secolo mantenne una fiorente scena artistica e artigianale, legata sia al patrimonio del mobile italiano sia al revival storicista delle arti decorative.Le botteghe milanesi ereditarono una lunga tradizione nella lavorazione dei legni pregiati, nell’ebanisteria di lusso, nell’intarsio e nella marquetteria. Nel corso del XIX secolo, questa cultura artigianale si arricchì grazie alla rinascita degli stili rinascimentale, manierista e barocco, dando origine a mobili dal carattere architettonico, dalle composizioni simmetriche e dalle decorazioni particolarmente elaborate. L’uso di legni ebanizzati, palissandro e intarsi in avorio permise di ottenere marcati contrasti cromatici ed effetti decorativi estremamente sofisticati.Una figura chiave di questa tradizione fu Giuseppe Maggiolini (1738–1814), la cui rinomata bottega di Parabiago, nei pressi di Milano, raggiunse grande prestigio grazie alle raffinate intarsie e alla maestria nell’uso dei legni pregiati. La sua eredità contribuì a consolidare una cultura dell’arredamento di lusso che continuò a esercitare la propria influenza per tutto il XIX secolo. Intorno al 1860, questa tradizione trovò nuove espressioni in botteghe come quella di Ferdinando Pogliani, esponente di una generazione di ebanisti che sviluppò uno stile storicista, riprendendo modelli rinascimentali e combinando strutture architettoniche con materiali sontuosi e intarsi figurativi. È stato restaurato. È accompagnato da un certificato CITES rilasciato dall’Italia.
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