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11 novembre | 05:50 PM
Heritage Auctions

79086 - Mucha, Alphonse

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Stima

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Diritti d'asta

25%

Mucha, Alphonse Les Maîtres de l'Affiche – Artisti vari – Les Maîtres de l'Affiche, 1896-1900 Litografie a colori su carta velina 16-3/4 x 12-1/2 x 0-3/4 pollici (42,5 x 31,8 x 1,9 cm) (volumi rilegati) A cura dell’Imprimerie Chaix, Parigi; con il loro timbro a secco su ogni foglio Comprende stampe di Alphonse Mucha, Henri de Toulouse-Lautrec, Jules Chéret e altri. PROVENIENZA: Sotheby’s, Londra, Stampe dei Maestri Antichi, Moderne e Contemporanee, 28 marzo 2006, lotto 289. Il lotto comprendeva: Volume Uno, tavole nn. 1-48; Volume Due, tavole nn. 49-96; Volume Tre, tavole nn. 97-144; Volume Quattro, tavole nn. 145-192; Volume Cinque, tavole nn. 193-240. 5 in totale La Parigi di fine Ottocento era una città che stava imparando a promuoversi. Lungo i viali, sulle facciate di caffè e teatri, sulle pareti delle stazioni ferroviarie e sui cartelloni dei cantieri, stava prendendo forma un nuovo linguaggio visivo. Il colore si riversava sulle strade con gesti grandiosi e teatrali. Le donne danzavano sulle pubblicità dello champagne; le artiste di cabaret invitavano a sé da fogli di carta dai colori vivaci; eleganti caratteri tipografici promettevano piaceri sia ordinari che stravaganti. Il manifesto, un tempo mezzo di comunicazione prevalentemente funzionale, era diventato qualcosa di decisamente più inebriante: una forma d’arte pubblica, democratica nel suo pubblico e senza complessi nelle sue ambizioni. Apparteneva alla strada, allo sguardo di passaggio, allo spettacolo bello e fugace della vita moderna. In questa atmosfera esuberante, *Les Maîtres de l’Affiche* (I maestri del manifesto) emerse non semplicemente come una pubblicazione, ma come una straordinaria testimonianza di un mondo in trasformazione. Concepita sotto la direzione di Jules Chéret e pubblicata dalla celebre tipografia parigina Imprimerie Chaix tra il dicembre 1895 e il novembre 1900, *Les Maîtres de l'Affiche* ha immortalato la grande fioritura del design del manifesto illustrato al culmine della Belle Époque. Pubblicata in abbonamento per sessanta mesi, la rivista offriva ogni mese quattro riduzioni litografiche di alta qualità di manifesti contemporanei, integrate da sedici litografie speciali realizzate appositamente per la serie. Nel suo insieme, l’opera comprendeva oltre 250 tavole che rappresentavano il lavoro di 97 artisti, una straordinaria antologia di inventiva grafica. Lo stesso Chéret, spesso celebrato come il padre del manifesto moderno, comprese forse meglio di chiunque altro le potenzialità di questo nuovo mezzo di comunicazione. Grazie alla sua visione, l’immagine commerciale passò dall’essere effimera a diventare oggetto da collezione, con le sue composizioni creative e i suoi colori radiosi conservati a lungo dopo che le pubblicità originali erano scomparse dalle strade. Gli artisti riuniti in queste pagine formano una straordinaria costellazione della creatività della fine del XIX secolo. Henri de Toulouse-Lautrec trasformò gli interni fumosi di Montmartre in composizioni di sorprendente immediatezza psicologica, con le sue silhouette e le sue linee espressive che catturavano l’intimità elettrizzante della vita notturna parigina. Alphonse Mucha apportò una sensibilità del tutto diversa, avvolgendo i suoi soggetti in arabeschi, fiori e ornamenti, con le loro figure allungate che incarnavano l’eleganza sensuale dell’Art Nouveau. Théophile-Alexandre Steinlen trovava la bellezza nell’ordinario, mentre Pierre Bonnard, Eugène Grasset e Félix Vallotton esploravano le possibilità espressive delle forme semplificate e dei contrasti grafici di grande impatto. Tuttavia, il successo di *Les Maîtres de l’Affiche* andò oltre i nomi noti del modernismo francese. Artisti britannici e americani apparvero al fianco dei loro contemporanei continentali, rivelando un dialogo internazionale sul rapporto tra arte, commercio e identità moderna. Ciò che li univa non era uno stile particolare, ma la consapevolezza condivisa che un’immagine potesse catturare l’attenzione di uno sconosciuto per strada e, in un istante, suscitare desiderio. C’è qualcosa di meravigliosamente paradossale nell’elevazione del manifesto allo status di opera d’arte. Queste immagini nacquero dal commercio, con l’intento di vendere di tutto, dagli spettacoli teatrali alle biciclette, passando per saponi, liquori ed escursioni al mare. La loro vita originaria era necessariamente breve, vulnerabile alle intemperie, alle mode mutevoli e all’inesorabile accumulo di nuove pubblicità. Eppure, proprio le qualità che le rendevano efficaci come pubblicità le hanno trasformate in opere d’arte durature: la loro audacia, l’essenzialità delle linee, la loro immediatezza. In un’epoca sempre più caratterizzata dalla produzione di massa e dall’espansione della cultura del consumo, il manifesto è diventato un insolito punto d’incontro tra innovazione artistica ed esperienza quotidiana. Le strade si sono trasformate in gallerie senza porte, con mostre che cambiavano quasi dall’oggi al domani. Attraverso *Les Maîtres de l'Affiche*, questo mondo visivo effimero ha acquisito un’esistenza più permanente, invitando i collezionisti a contemplare ciò che un tempo i passanti avevano incontrato di sfuggita. Osservate nel loro insieme, le composizioni diventano più di una semplice successione di pubblicità. Rivelano un’intera cultura visiva, le sue mode,

Testo tradotto da DeepL.
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Asta

Il design dei primi anni del XX secolo
mercoledì 11 novembre
05:50 PM
2801 W. Airport Freeway
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