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H. W. Fichter Kunsthandel

652 - C. STÖLZEL (*1792) da NAEKE (*1786), Santa Elisabetta, 1834, incisione su rame

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C. STÖLZEL (*1792) da NAEKE (*1786), Santa Elisabetta, 1834, incisione su rame Christian Ernst Stölzel (1792 Dresda - 1837 ibid.) da Gustav Heinrich Naeke (1786 Frauenstein (Sassonia) - 1835 Dresda): Santa Elisabetta fa l'elemosina al castello di Wartburg vicino a Eisenach, 1834, incisione su rame Tecnica: Incisione su rame su carta Iscrizione: Nella parte inferiore, firmata sulla lastra di stampa: "H. Näke del. et pinx. / E. Stölzel sc.". Nella parte inferiore è riportata la scritta sulla lastra di stampa: «DIE HEILIGE ELISABETH. Genaue Nachbildung einer Zeichnung von H. Näke/welche sich nebst dem großen danach ausgeführten Oehlgemälde in der Sammlung des Herrn v. Quandt in Dresden befindet Angekauft vom Sächs. Kunstverein nel 1835". Nella parte inferiore è riportata la data: «1834». Data: 1834 Descrizione: Il dipinto di Naeke «Santa Elisabetta che fa l’elemosina nel cortile del castello di Wartburg» è una delle opere principali dell’arte nazarena tedesca. Lo status del dipinto, a lungo perduto, è oggi indiscusso. Naeke lavorò per sette anni a Roma e a Dresda a questo dipinto di grande formato, che riflette l’essenza del romanticismo tedesco-romano con insolita purezza. Negli anni Venti del XIX secolo, il tema tratto dalle leggende cristiane e dell’antica Germania rappresentava un’eccezione piuttosto che la regola tra i Nazareni, i quali, nella pittura su tavola, prediligevano quasi esclusivamente soggetti tratti dal Nuovo Testamento, con qualche raro riferimento anche all’Antico Testamento. È ammirevole l’abile composizione della scena figurativa, in cui due gruppi di persone si fronteggiano davanti a uno sfondo architettonico medievale. Quello della misericordiosa contessa del Palatinato con il suo seguito, che accoglie i poveri e i malati nel cortile del suo castello, occupa quasi esattamente un terzo della superficie del quadro, la cui parte maggiore è riservata al «popolo», raffigurato come soggetti dai lineamenti marcati. L’idealizzazione delle figure miserevoli e dei loro bellissimi contorni – oggi percepita in modo piuttosto sconcertante – fu lodata dai contemporanei. Mentre le nobili signore nel terzo sinistro del quadro appaiono levigate e belle, come modelle truccate, tra la folla si notano teste dai tratti caratteristici, raffigurate con cura nei dettagli. Nel 1834, al disegnatore e incisore Christian Ernst Stölzel fu commissionata la realizzazione di un’acquaforte tratta dal dipinto di Naeke come dono annuale per i membri della Società d’Arte Sassone. La lastra, pubblicata nel 1835, anno della morte di Naeke, presenta una serie di notevoli differenze rispetto alla versione dipinta. Stölzel utilizzò come modello per la sua incisione un disegno dello stesso formato realizzato dall’artista, conservato presso il Kupferstich-Kabinett di Dresda. Il confronto evidenzia che le modifiche apportate al dipinto sono in linea con l’intenzione dell’autore. Esse riguardano in particolare la figura principale, la stessa Santa Elisabetta. Nella versione stampata del 1834, la sua posizione privilegiata risulta ridimensionata sotto due aspetti. Nel dipinto, Naeke aveva particolarmente sottolineato il suo status sociale: qui è la nobile principessa in splendidi abiti, adornata e onorata con la corona dorata da conte, che si degna con benevolenza di rivolgere la propria attenzione ai poveri. La versione tardiva, invece, fa apparire la santa quasi come la moglie di un uomo del popolo, dall’aspetto piuttosto semplice, senza corona né abiti principeschi, e in secondo piano rispetto al gruppo delle sue compagne. Ciò sottolinea l’elemento francescano della leggenda di Elisabetta. Non va trascurato nemmeno il cambiamento nell’architettura immaginaria, di stile romanico. La smussatura ottagonale sia dell’angolo del palazzo che della scalinata a due gradini che conduce al portale nel dipinto è stata sostituita da una «raddrizzatura» semplificata in chiave cubica. Lo studio di Albrecht Dürer, in cui non vi sono forme spezzate come nel dipinto, sembra aver influito in questo caso. Nella versione grafica, i due gruppi sono separati visivamente in modo molto più netto dall’angolo del muro e dal bordo dell’ombra. La figura di Elisabetta si staglia ora più chiaramente su uno sfondo scuro. La composizione del 1834 appare così più austera rispetto a quella del dipinto. Anche la semplificazione dell’architettura e la netta separazione delle zone di luce e ombra contribuiscono all’effetto grafico della lastra. Come molte opere dei Nazareni, anche il dipinto di Naeke presenta alcune debolezze coloristiche, poiché il colore non viene utilizzato come fenomeno sensoriale e ottico, ma è invece subordinato alla struttura plastico-lineare. Pertanto20, l’amico nazareno Athanasius conte Raczynski, che in seguito adottò un orientamento di Düsseldorf, preferì l’incisione senza colore al dipinto, poiché «riproduce tutto ciò che è bello senza contenere ciò che è imbarazzante». Per inciso, l’incisione e il disegno preparatorio mostrano lo stile di disegno di Naeke al culmine della sua tarda maturità. Il disegno del quarantottenne professore dell’Accademia di Dresda, ormai fortemente ingiallito e deturpato da macchie, può essere descritto come l’eredità del suo credo estetico, poiché morì pochi mesi dopo aver completato quest’opera. È l’impegno di un nazareno nei confronti della linea come mezzo espressivo e della figura umana come

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Vente

51ª asta a tempo: stampe, disegni e dipinti a olio dei Maestri antichi e del XIX secolo
samedi 14 novembre
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